Tre fiori tagliati con la sizzix, una perla e una spilla.
Di gran soddisfazione

Pezzi di stoffa e pensieri sconnessi
13
Jul
Tre fiori tagliati con la sizzix, una perla e una spilla.
Di gran soddisfazione

Il tempo manca, le idee si accumulano e oggi voglio parlarvi dell’ultima follia che mi sono sognata.
Sono anni che alla fiera di Vicenza guardiamo la big shot (o i modelli precedenti) della sizzix affascinate, e ogni volta ce ne andiamo ripetendoci che serve a chi fa scrapbooking e (grazie al cielo) non abbiamo quella mania. Badate bene, apprezzo lo scrapbooking e lo trovo davvero bello ma ho già abbastanza hobby ingombranti così e quindi me ne tengo lontana per motivi organizzativi e di tempo. Alla fiera non mostrano mai la big shot in uso per la stoffa, e quindi ogni volta ce ne siamo andate via senza l’affascinante oggetto.
Una nostra amica invece ha ceduto, e ieri siamo state a trovarla per provare il suo nuovo gioco.
Non credo che a ottobre torneremo a casa senza prenderla…
Prima di tutto un rapido “che cos’è”? Si tratta di una pressa a manovella che permette di tagliare vari tipi di materiali utilizzando delle “fustelle” (die cuts). Va tagliato il pezzo di stoffa/carta della dimensione del disegno che si vuole tagliare, poggiato sopra alla fustella e coperto sopra e sotto da due pezzi di plexiglass trasparente. Il tutto poi viene passato nella macchina girando la manovella ed esce il disegno già tagliato.
Non ho foto sotto mano delle figure tagliate da noi ma vi faccio una review: la nostra amica aveva 4 “fustelle”: cuori, due tipi di fiori e foglie (più un cerchio che non abbiamo usato). Abbiamo tagliato il feltro di vari spessori e il risultato è delizioso, i bordi sono netti e con il feltro più spesso il fiore ha una buona consistenza e si può usare a sè stante come decorazione in rilievo senza doverlo cucire a un supporto. La stoffa leggera si taglia benissimo ma tende a sfilare sui margini e se il bordo è troppo sottile di spezza facilmente. Andrebbe prima stirato dietro del biadesivo per poi applicarla su qualcosa. L’ecopelle e la stoffa plastificata vengono anche benissimo mentre l’alcantara tende a sfrangiarsi.
Anche la scelta del disegno fa la sua differenza: nel modello con i cuori ad esempio il cuore chiaro sotto tende a sfrangiarsi e va ovviamente fissato su un supporto (e pure rapidamente, già staccarlo dalla fustella può essergli fatale!). I due cuori “pieni” non danno problemi.
Quindi ora mi sono incuriosita sulle macchine per die cut e le applicazioni per il patchwork e ho scoperto alcune cose davvero curiose.
Cominciamo dalla già citata Sizzix, che nasce per la carta ma ha una serie di fustelle (parola per altro orribile, se avete altre traduzioni fatemelo sapere) fatte apposta per il patchwork. Ci sono tondi, quadrati, esagoni e triangoli e qualche forma da appliquè tradizionale. Mentre la trovo geniale per l’appliquè continuo a pensare che il rotary cutter sia la soluzione migliore per le forme tradizionali da usare per poi fare piecing, anche considerando che bisognerebbe comprare un diverso kit per ogni misura di quadrato con costi notevoli. Prezzo della Big shot 100euro, c’è anche una sezione del sito con progetti in stoffa.
Youtube non tradisce e ci sono vari video con spiegazioni come questa con una spilla a fiore dove taglia 4 strati di stoffa alla volta.

Ma non ci fermiamo qui, la Accuquilt ha assunto due dei quilters americani con maggiore mania di protagonismo, ha modificato un po’ il progetto, ritoccato il prezzo ed ecco la die cut apposita per quilting. Il funzionamento è sempre lo stesso: si appoggia la stoffa sopra alla fustella, si copre e si passa il tutto dentro alla macchina. In questo caso la Go! fabric cutter costa 350$, e non vi dico il prezzo del kit. Ci sono fustelle per appliquè, blocchi tradizionali e persino per rag quilting! (e qui mi pare si esageri abbondantemente)


Esiste anche la versione professionale che permette di tagliare molti più pezzi e che costa ovviamente molto di più. Ve la lascio scoprire qui. Sul sito c’è una sezione di video e di progetti specifici.
Poi c’è la cricut, che mi ha lasciata devo dire a bocca aperta. È elettrica e funziona come una stampante, ma invece di stampare taglia. Le cartucce digitali con i disegni vengono inserite nella macchina, si infila un foglio di carta poggiato su una base e si impostano i parametri di velocità, spessore del materiale e dimensione del disegno. Scelto il disegno la macchina parte e con una piccola lametta taglia la forma scelta. La dimensione massima di foglio che accetta è 6″x12″ e si, taglia la stoffa ma con molta più difficoltà perchè la lama tende a spostarla e accartocciarla. Un video su youtube mostra come bloccare la stoffa (già stirata su biadesivo) con dello scotch per evitarlo, ma la cosa mi pare davvero macchinosa. Secondo altri non basta nemmeno questo, e bisogna usare amido in quantità astronomica. La bestiaccia costa 230$ ma ha l’innegabile lato positivo di poter ridimensionare le immagini e anche caricarne di proprie. Ma per questo chiedete informazioni a StampingDani che non conoscevo ma mi pare bravissima.
Esiste anche qui la versione pro, la cricut expression taglia fogli sino a 12″x24″. Ma, e qui la cosa secondo me è davvero incredibile, esiste la versione per realizzare decorazioni per le torte! Cricut cake, che viene con una serie di video che non potete perdervi e che taglia “vari alimenti” (?) E costa 400$. Tra l’altro l’idea di poterla acquistare per motivi semi-professionali viene stroncata dalla ditta stessa, che non permette di rivendere in grossi quantitativi oggetti realizzati con le loro fustelle in quanto protette da copyright. I risultati sono davvero splendidi in ogni caso.

Ma sia mai che dobbiate imparare da soli a realizzare il marzapane, fondant o qualsiasi cosa, potete comprare degli agevoli fogli di fondant già steso nella dimensione giusta (e già colorato), impostare dimensioni e disegno ed ecco il soggetto pronto da poggiare sulla torta. Oppure potete comprare una fantomatica “gum paste” che viene in un barattolo (già colorato obviously) e che dovrete stendere da soli (yuck!). Ha la consistenza di didò ma poi diventa talmente rigida da… non essere praticamente più mangiabile.
Se avete tempo guardatevi il video della signorina qui che si impegna moltissimo a realizzare un brutto fiorellino grande quasi come il biscotto che vuole decorare, e che specifica si dovrà togliere in quanto non mangiabile…

Questa ragazza (a parte il dubbio gusto di voler fare una torta con un osso da regalare a un’amica che è stata morsa da un cane…) almeno usa un marshmallow fondant fatto da lei e il risultato è decisamente migliore.
Manca ancora la Cuttlebug, e chissà quante altre! Ne parla modo dettagliatamente stampingDani, e dalla sua descrizione pare meno adatta a stoffa/feltro spesso a causa delle formelle/fustelle più sottili.

Questa cercando banalmente cuttlebug+fabric dà un sacco di risultati, ma alla fine sono sempre fiori di stoffa applicati su bigliettini augurali.
Di comodo ha che usa anche le formelle della sizzix, costo dell’operazione 150$. Interessante il fatto che si può usare per imprimere la pelle (sempre a cercar traduzioni dall’inglese… embossing era più semplice), ovviamente l’idea si applica anche alle altre macchine.


Oppure si torna all’appliquè, qui una maglietta da neonato con la scritta, l’autrice dice di aver provato con la cricut ma i risultati erano tragici nonostante il fusible web.
Questo sito raccoglie 228 tecniche utilizzabili con la cuttlebug tra cui dei fiori di stoffa e un appliquè.
Manca ancora la quickutz, costo 90$. Le fustelle sono diverse, senza la protezione di gomma. Come sempre ho trovato istruzioni per fiori di stoffa (è ‘na fissa)su “adventures in die cutting” carino pero’ il sistema con cui li fissa alla forcina per capelli. In un’altra puntata ha tagliato anche il legno sottilissimo!
E ancora devo studiarmi la compatibilità delle fustelle di una con l’altra…
Alla fine della fiera direi che funzionano tutte nello stesso modo e dovrebbero essere equivalenti, con differenze date dalla dimensione del piano e dalla disponibilità delle formelle. L’unica veramente differente è la cricut che non è pero’ adatta alla stoffa. Mi sa che quest’autunno vado alla fiera di Vicenza con il carrellino con le ruote…
8
Jun
A Trinidad ci sono innumerevoli specie di uccelli, farfalle, piante. Le acconciature delle persone raggiungono livelli di creatività che non credevo possibile. Persino la Fanta ha più gusti del normale, con Banana, uva e un ignobile “big red fruit” che non voglio mai più bere in vita mia. Solo una cosa è rarissima, al punto da renderne l’avvistamento quasi miracoloso: il turista. (parte la musica di Quark, narratore Piero Angela)
A Trinidad questa elusiva specie chiamata “turista” non arriva, la corrente migratoria li sposta in massa verso le altre isole caraibiche dotate di acque limpide e barriere coralline. Qualche turista migratore approda a Tobago, dove l’acqua è più trasparente e dove può assistere sulla spiaggia alla danza nuziale di una specie comune, il “maschio di Tobago”. Questo confonde la preda con sfoggio di muscoli, e dopo averla distratta la attacca privandola dei propri dollari. Nella foto potete ammirarne un esemplare in piena attività.
A Trinidad invece il turista arriva timidamente, e per difendersi dall’ambiente ostile viaggia unicamente in gruppo. I gruppi vengono formati all’arrivo presso l’isola, presso la struttura detta “aeroporto”, e non si scindono per alcun motivo. Vengono guidati da una figura locale che li traghetta da un posto all’altro senza perderne mai di vista nessuno, ben consapevole che le possibilità di sopravvivenza della specie lasciata a sé stessa sono praticamente nulle. L’unica occasione che si ha per avvistarne un individuo isolato è presso la loro nave madre, la cosiddetta “nave da crociera” dalla quale alcuni spauriti individui si allontanano per poi farne precipitosamente ritorno dopo aver sperimentato l’insidioso habitat. Va aggiunto che nonostante le guide in materia asseriscano che la specie locale parla inglese, la lingua con la quale si esprime non ha nulla a che fare con la lingua di Shakespeare né se è per questo con quella di Obama o quella che parlerebbe un ragazzo del Queens. Assomiglia forse a qualcosa che potrebbe biascicare uno scozzese dopo un considerevole numero di birre.
A riprova della scarsità di avvistamenti della specie turista nella capitale del paese sono presenti 3 negozi di souvenir in tutto, frequentati principalmente da turismo locale o sud americano. Presso Arima, quarta città in ordine di grandezza, sono convinta di esser stata l’unica persona non autoctona, e certamente l’unica con un tono di carnagione tendente più al panna che al cioccolato. La cosa che stupisce è però la totale mancanza di interesse della popolazione locale per questa rarissima specie. I locali non vi si avvicinano, non ne interpellano gli scarsi rappresentanti e nemmeno li fissano. Non cercano di vendere oggetti né servizi. Fondamentalmente ignorano del tutto la loro presenza rendendo la coabitazione più facile.
Chi invece non ignora assolutamente i turisti ma li trova particolarmente interessanti è la specie “zanzara” e “formica azzannatrice”.
Argh.
4
Jun
La nostra miss Furbizia era davvero incasinata nel periodo precedente alla partenza e ha fatto la valigia la sera prima di partire (si, lo so, sto già cominciando a cercare giustificazioni, me ne rendo conto. E so che me l’avevi detto Susy…). Ma lei è furba, lei viaggia da sempre, e non ha bisogno di lunghe preparazioni. Lei SA cosa portarsi e anzi, mezza valigia l’ha graziosamente prestata per portare materiale che serviva a Carlo x il suo corso. Tanto ricordiamoci che lei ha sempre viaggiato con solo il bagaglio a mano e quindi avere una valigia da spedire è un lusso fin eccessivo. Con notevole previsione ha anche ordinato online due guide, che però x mancanza di tempo non ha nemmeno letto.
Ma torniamo alla valigia: dentro ci sono finiti tutti i vari caricabatterie, creme, maschera e qualche vestito. E sulla situazione vestiti vorrei soffermarmi perché qui la nostra amica ha dato il meglio di sè. A Trinidad fa caldo, e su quello non ci si sbaglia, quindi vestiti leggeri: cannottierine e costumi da bagno, un paio di vestitini svolazzanti (che a Trieste non li riesce mai a mettere perché è troppo pallida e sono corti), un paio di pantaloni lunghi di cotone leggero e un set da trekking (nella vaghissima speranza di riuscire a fare un giretto) composto da pantaloni leggeri da escursione, scarpe da trekking e una maglietta. Sta via due settimane.
Dimenticavo: una felpa pesantina e la giacca impermeabile.
Partenza con sveglia alle 4, rapida doccia per svegliarsi e infilamento dei vestiti precedentemente lasciati fuori più o meno alla rinfusa: cannottierina, maglia di cotone leggero, salopette leggera (si, non è comodissima per motivi tecnici ma almeno non ha cinture che suonano). Ai piedi le teva (sandalo in gomma da sport). Tanto fa caldo lì dice miss furbizia, ma per il freddo triestino delle 4 del mattino branca a caso una felpa. Arrivata allo scalo di Monaco ringrazia tutti i santi per averla presa…
24 ore di viaggio tra aerei con aria condizionata a palla, aeroporti gelati, e trasferimento da un terminal all’altro a Miami con una botta di caldo umido simile a un asciugamano bagnato gettato addosso. Ma come fa il tipo figo di CSI Miami a girare sempre in giacca e cravatta stirato come fosse un modello appena uscito dal camerino?
Per andare in bagno data la salopette ha fatto interessanti evoluzioni e strip tease, ma almeno è passata incolume al controllo a Miami: tolte le scarpe a quel punto l’unica cosa metallica che poteva suonare erano due orecchini! Ma per sicurezza l’addetta ha controllato che fosse davvero un fazzoletto quello in tasca.
Arrivo al b&b quasi alla loro mezzanotte, che per lei erano… Le 5 di mattina? Ho perso un pò il senso del tempo.
Ma non divaghiamo, volevamo sottolineare la grande capacità organizzativa della nostra eroina in trasferta. Primo giorno, accompagna Carlo all’università dove deve tener il workshop e si mette i pantaloncini e LA maglietta, giusto per non sembrare troppo svestita. Visita guidata del dipartimento di fisica, occhieggia le ragazze che sono in jeans e magliette, molto più coperte di noi e decisamente meno appariscenti. Si mette a leggere finalmente la guida. Finisce sul capitolo “donne in viaggio da sole” (mitiche rough guides) dove mettono in guardia dai rischi legati a non essere accompagnate mentre si gira per Trinidad. A quanto pare il turismo sessuale femminile è comunissimo ai Caraibi (Cosaaa? potete anche chiamarla miss ingenua ora) e una donna sola viene vista subito come una possibile cliente e fermata con insinuazioni e inviti alquanto diretti. Soprattutto in spiaggia una donna sola è (quasi) sempre in cerca di sesso e diciamo che lo può trovare facilmente. La guida continua dicendo che se non è quello che volete, non andate in giro da sole e ovviamente non vestitevi con abitini scollati. Le donne locali fanno persino spesso il bagno con maglietta e pantaloncini.
A Miami avevo comprato una T-shirt al nipotino piccolo con un alligatore, ma mi sa che mi toccherà usarla io, e urge una visita a un negozietto per acquisire qualche capo di abbigliamento più consono. Per ora mi sa che io e la mia maglietta avremo un lungo periodo di frequentazione.
15
May
Buondì ragazze,
tempo zero purtroppo, e come dice il titolo mi sono dimenticata proprio cosa sia il patchwork ormai. Sono a mollo negli stagni e quando ne esco (perchè piove solitamente) sono sul computer a inserire dati. Tutto questo di corsa perchè a giugno me ne vò in vacanza in un posto tropicale bellissimo, dove conto di stare in acqua a fare snorkeling tutto il giorno o quasi (io di prendere il sole non ne ho alcuna intenzione, ci tengo al mio incarnato da Morticia).
Visto che qui di patchwork non se ne parla mai, e che link non ne posto da secoli, vi mando in un posto dove potete rifarvi e incontrare quilter, chiedere consigli, e sbabazzare.
Si tratta del forum di Patchcaffè che raggruppa da anni tutte le appassionate di patchwork organizzando anche incontri dal vivo e mini concorsi e scambi. Non frequento da tempo ma ho conosciuto molte persone carine e ho partecipato ad alcuni scambi divertenti e soddisfacente. Come in ogni gruppo a volte si litiga anche, ma troverete anche persone che vogliono discutere solo di patchwork.
Non dimenticatevi di me pero’, prometto di tornare più pimpante che mai quest’estate, quando i miei ranocchietti si saranno tolti dai piedi (beh, poco naturalistico come pensiero ma ci siamo capiti)
6
May

Non è nemmeno un top finito, e qualcuno già ci dorme sopra!
Il modello è scopiazzato dal catalogo di Hancock, mentre le stoffe vengono dai sacchettini di Filomania della fiera di Vicenza.
2
May
Per una volta si sono ricordati anche di inventare qualcosa di nuovo nel campo del cucito.

La macchina non esiste, è solo un concept design, ma l’idea incuriosisce molto. La macchina ha solo un filato bianco, avvicinando la stoffa al sensore la macchina riconoscerà il colore e tingerà il filo di conseguenza.

Altra innovazione interessante l’idea di proiettare sulla stoffa il punto prescelto, in modo da vederne l’effetto in anteprima.

La macchina si chiama Lietfaden, ideata da due designer, l’idea è simpatica anche se credo alquanto irrealizzabile. Che ne pensate?
13
Apr
un’immagine val più di mille parole!



Grazie a Lucia, la mia fotografa d’eccellenza
9
Apr

Spero si legga bene la locandina! Se siete in zona merita sicuramente la visita: Roberta è una persona deliziosa e i suoi lavori sono davvero belli