Solo tre giorni ma tanto mare e kayak
Gnivizze, Bescavecchia (Stara Baska) e Malinsca

Pezzi di stoffa e pensieri sconnessi
17
Aug
Solo tre giorni ma tanto mare e kayak
Gnivizze, Bescavecchia (Stara Baska) e Malinsca

13
Apr
un’immagine val più di mille parole!



Grazie a Lucia, la mia fotografa d’eccellenza
25
Feb

La settimana scorsa compro un barattolo di nutella. La mattina lo apro (particolare momento di gioia quando si stacca il sigillo in carta dorata nel barattolo grande), lo spalmo sulla pinza (focaccia dolce) e al primo morso scopro che il sapore non è quello che mi aspettavo. La prova del cucchiaio conferma il sospetto: retrogusto amaro e bruciacchiato.
Argh!!
Una delle poche certezze della vita, che con qualche euro puoi portarti a casa un barattolo di crema alla nocciola che ti garantirà consolazione da (quasi) ogni male viene a crollare. Dopo un primo momento di smarrimento decido di scrivere alla Ferrero, servizio consumatori.
L’email mia finiva così:
….ho acquistato un barattolo di Nutella da 400gr regolarmente sigillato. Il prodotto all’interno ha pero’ un retrogusto bruciato e un sapore amaro assolutamente dissimile dagli altri acquistati fino ad oggi.
I dati sul tappo sono:
….
Da fedele consumatrice fin da piccola gradirei sapere se si tratta di un batch avariato e di un errore isolato e venir rassicurata sulla tradizione di qualità della Nutella che mi accompagna da sempre come una delle poche certezze.
Grazie
La loro risposta non si è fatta tardare.
rispondiamo alla Sua e-mail del 23-02-2010 e La ringraziamo per la Sua cortese collaborazione.
I nostri sistemi di lavorazione e confezionamento sono all’avanguardia nelle tecnologie per garantire la massima qualità e genuinità del prodotto.
Tutte le partite di materie prime e di prodotto finito vengono sottoposte a preventivi controlli a campione, secondo le più rigorose prassi di buona tecnica di fabbricazione.
A riprova di quanto sopra, gli ulteriori controlli effettuati, a seguito della Sua segnalazione, sullo stesso lotto di produzione del prodotto da Lei acquistato non hanno evidenziato alcuna anomalia.
Le non perfette modalità di conservazione, quali sbalzi di temperatura o esposizioni non adatte nelle fasi successive a quella di produzione, possono creare problemi quali quello da Lei lamentato.
Certi di farLe cosa gradita Le inviamo un omaggio del nostro prodotto.
Cordiali saluti
FERRERO S.p.A
Servizio Consumatori
È bello quando le certezze ritornano
8
Feb

Tra tante cartoline che non sento vicine, alcune che non capisco, altre che mi turbano… ce ne sono altre ancora che raccontano una storia che riconosco come mia, e quelle come questa che semplicemente mi fanno sentire meglio.
Grazie a tutti quelli che le condividono.
Perdo vergognosamente colpi… so che qualcuno mi ha chiesto il mio nick su anobii e non ricordo più chi nè riesco a recuperare il messaggio.
Per di più il mio amato iphone è in riparazione e mi ero abituata così bene ad avere tutto dietro con me… e ora mi incasino ancora di più!
Su anobii mi trovate come gaya, e parlando di libri ieri sera ho iniziato il primo libro della saga di Anita Blake e sono moolto ispirata dall’inizio (sembra che finalmente i vampiri abbiano ritrovato le ***!). Per di più ho visto l’intera serie dalla bancarella di libri usati a metà prezzo, meglio che passi velocemente a prendere il prossimo prima che sparisca.
Continuo con il mio impegno stoico di eliminare gli ufo da casa: ieri finita e consegnata la coperta per la bimba (che nel frattempo era cresciuta un po’ troppo, ma che provvidenzialmente ha una sorellina che la può usare), costretto mia mamma a riprendere in mano un sampler formato matrimoniale che odia e io sto finendo due oggettini che mi girano sul tavolo da sei mesi. Poi mi decido e faccio il bordo al pannello di seta… si, questo…
Non so se il mio entusiasmo arriverà anche a estrarre il famoso quilt con gli alberi… vedremo
2
Jan
Piove in continuazione, i progetti di splendidi fuochi d’artificio per festeggiare il passaggio al nuovo anno sono andati in acqua, nel vero senso della parola.
I mie progetti di festeggiamenti in laguna vicino a Venezia sono anche andati male, la pioggia e il freddo hanno ridotto il numero di partecipanti all’osso e abbiamo dovuto annullare tutto. Il mio forte sospetto è che la colpa sia delle gentili dame che si rifiutano di salire in kayak e probabilmente hanno anche vietato ai loro compagni di andarci per l’ultimo, optando per le più tradizionali scarpe col tacco alto.
Non mancheremo a Venezia per il Carnevale invece.
Ho ripreso il mio progetto delle 365 foto, quest’anno pero’ ho scelto di seguire un tema settimanale; per la prima settimana si scelgono soggetti colorati, ovviamente la prima foto l’ho fatta a un quilt in casa alle 23.40, ma la scelta del tema è stata lunga e complessa e ormai i soggetti disponibili erano pochi! Non so se quest’anno metterò le foto sul blog (sicuramente non realizzerò un blog apposito come per il 2008, troppo macchinoso) ma sicuramente qualche settimana a tema divertente apparirà anche qui. Per inciso, avete proposte per i temi? Ho cercato un po’ in giro e ho qualche idea ma i consigli sono sempre ben accetti.
23
Dec
Mi sono decisa a guardare Julie & Julia e le ipotesi erano due: o mi entusiasmavo alla cucina o al blogging. Per fortuna sono partita in quarta con la seconda ipotesi, e quindi prometto (non solennemente, quello lo si fa solo sotto i 10 anni o sottovoce il primo gennaio quando ci si promette di dimagrire/fare esercizio/essere più ordinate…) di sbloggare di più. Alla fine del film ho pensato “che bello, io ho già un blog con un sacco di visitatori”
Voglio credere, come dice Julia che..
“per ogni lettore che scrive un commento ce ne sono, non lo so, centinaia che non lo fanno, non credi? Insomma, c’è tutto un gruppo di persone che sono collegate con me. Direi che hanno bisogno di me. E se io non scrivessi, ci resterebbero molto male”
Saltiamo il commento del marito:
“E magari prenderebbero un veleno, cercando di suicidarsi”
Qui da me non centinaia, ma qualche decina si, e quindi con questo post voglio ringraziarvi tutti per ogni volta che passate di qui e mi lasciate un segno, mi riempe di gioia e fiducia in me stessa sapervi da qualche parte con il vostro computer mentre cliccate sul mio link e andate a vedere cosa ha combinato miss Furbizia, cosa ho cucito, in che nuova avventura folle mi sono cacciata.
Ad esempio miss furbizia cosa ha deciso di fare quando la bora andava oltre i 130km/h? Ha cambiato l’olio alla macchina e buttato la carta nel bidone del riciclaggio pezzetto per pezzetto… Poi si è messa buonina a inserire libri in anobii…
Ho ancora 3 grotte da raccontarvi, e poi voglio riprendere il progetto delle 365 foto, magari a tema questa volta come mi ripromettevo di fare per il 2009. E il mio canale di youtube langue da tempo, anche lui va rispolverato con qualche altro tutorial…

Quindi Buon Natale a tutti, e buon 2010, che sia pieno anche di post e delle amicizie vituali che ci diventano così care col passare del tempo. Pieno di nuovi propositi e piccole grandi avventure interessanti. Pieno di foto, perchè sono il mezzo per ricordarci di tutte le esperienze che facciamo e che ci trasformano in quello che siamo. Pieno di piccoli disastri innocenti, perchè siamo tutti in fin dei conti delle piccole miss furbizie almeno ogni tanto
25
Nov
La nostra simpatica miss Furbizia non si è data per vinta, e nonostante le mirabolanti avventure delle scorse puntate si è nuovamente infilata non in uno, ma in ben 3 pertugi grotteschi dall’ultima volta che l’abbiamo seguita.
Riassumiano quindi le sue recenti avventure. Prima grotta: Ternovizza.
Intanto ve la presento in tutto il suo sviluppo

Poi vi presento le balde esploratrici, qui alle prese con la vestizione, più complessa della cerimonia a cui si sottoponevano le dame settecentesche. Anche qui abbiamo un bustino, si chiama imbrago e si indossa sopra ai vestiti, ma l’effetto (credetemi sulla parola) è lo stesso: un’impalcatura atta a strizzare all’inverosimile…per non volerlo paragonare direttamente a una cintura di castità data la posizione…
Dopo l’abbigliamento, ci si preoccupa della mefitica carburo. Ben poco convinte…

(La carburo crea problemi anche agli esperti…)

Pronti alla partenza, ci si dirige alla grotta. C’è chi porta l’ombrello per paura di bagnarsi (?!?)

E si arriva all’imboccatura dell’orrido antro…


Nella luce spettrale, date dalle simpatiche carburo, si aspetta il turno per scendere il pozzo.

Si striscia nella strettoia…


e si arriva appunto sul pozzo… Dove la tentazione fortissima è di chiedere: “Ma siete matti?”. Non ci sono foto della discesa, spiacente, basti sapere che siamo arrivate giù e di conseguenza su senza eccessivi drammi.

Il resto della grotta era (circa) piano, con saletta finale ideale per la merenda. Tutto sarebbe filato liscio se miss Furbizia non si fosse (come spesso) sopravvalutata decidendo di essere perfettamente in grado di infilarsi di schiena su per un pertugio… La modella qui sotto c’è riuscita, miss invece si è incastrata con il tubo della carburo (si, sempre lei) ed è finita a schiantarsi sulla roccia sottostante, per poi venir recuperata da un cortese istruttore che passava di lì che fondamentalmente se l’è ritrovata in braccio… Per esser chiari miss non ha salvato nè lo stinco nè l’onore, per fortuna entrambi sono solidi e quasi infrangibili.

Il ritorno alla base del pozzo (con abile manovra mia e di Lucia di sbagliare strada trovandoci a dover scivolare a culattata su una colata calcarea) ve lo risparmio, come vi risparmio la risalita che è andata meglio di quanto temessimo. Tantè che la domenica dopo eravamo in fila per visitare la Lindner…

13
Nov
Miss Furbizia, uscita tutto sommato indenne seppur coperta di lividi dalla sua prima escursione in cava appesa all’imbrago, va alla lezione teorica con spavalda tranquillità. Con l’atteggiamento tranquillo di chi sa di aver concluso il suo compito.
E ovviamente scopre che la lezione non è stata sufficiente, mancano concetti indispensabili che il mio guru della prima uscita non sapeva di dovermi spiegare. Ahhh! Appuntamento per il giorno dopo, quando ovviamente la nostra eroina aveva già degli impegni improrogabili. Con saltellii e telefonate varie riesce a liberarsi nella tarda mattinata e dopo alcune ore a massacrarsi la schiena spostando sassi e a rendersi uno schifìo con il fango, si presenta con smagliante sorriso presso la cava, trascinando la borsa ikea con tutto l’armamentario.
Ma non la stessa cava dell’altra volta, che era carina, piccina picciò con una parte iniziale con dolce pendio che bastava a farti prendere coraggio per scendere. No, questa cava è più alta, circa 25m, e ha un’unica parete perfettamente liscia e perpendicolare. Ti fa sentire Spider man in procinto di scalare la parete di cristallo di un grattacielo.
Grunt.

Come arriva la sua amica è appesa a una corda con sguardo poco convinto, ormai penzola da un paio d’ore e la poverina è decisamente stufa. Ma è arrivata lei, la nostra miss Furbizia, che indossa l’imbrago con la stessa nonchalance di un vestitino da sera in lamè, aggancia la ferraglia al maillon (l’ennesimo pezzo di ferraglia) e zompetta con sicurezza dalla sua corda.

Si sale, quindi aggancia l’attrezzatura e come il vermetto della settimana scorsa si allunga e si contrae guadagnando la strada.
Arrivata in cima la cosa si fa affascinante: mentre risalire scavalcando il gradino è stato comico, scendere il gradino si fa tragicomico… Caliamo un velo pietoso.
Il cambio di direzione funge abbastanza bene, ben più tragica è la cossiddetta “discesa sui bloccanti”. Praticamente il risultato voluto sarebbe poter scendere in maniera semplice quando tutto l’ambaradan è sistemato per salire, sgan ciando per brevi tratti i due blocchi sulla corda. Il risultato ottenuto invece assomiglia sempre al concetto cotechino appeso a stagionare, mentre miss Furbizia cerca con disperazione di sganciare con una mano il bloccante, con l’altra di tenersi alla maniglia, con un piede puntellarsi al pedale e possibilmente fischiettare un motivetto simpatico.

Dopo una decina di minuti la nostra simpatica eroina ruota ancora con lentezza sul suo asse corduto, l’istruttore con estrema gentilezza arresta quello che sembrava essere un moto perpetuo per spiegare nuovamente il sistema. In risposta al caloroso ringraziamento di miss Furbizia per la riguadagnata posizione statica risponde che gli stava dando la nausea vederla ruotare… I tentativi di strisciamento giù per la corda continuano a farsi disastrosi, chiedete a un verme di strisciare alla rovescia e capirete le mie difficoltà…
Ma il non plus ultra l’abbiamo all’ultimo passaggio: la spiegazione di come passare da una corda a un’altra, nell’eventualità che quella su cui siamo sia corta o danneggiata. Il principio di base è sempre di sganciare con ordine tutta l’attrezzatura e riagganciarla sull’altra corda, ma qualcosa va storto. Sarà la stanchezza ma al momento di passaggio miss fa un gran casino, ci sono 2 corde, i soliti 30 pezzi di ferramenta in zona inguinale, lei blocca la corda, fa tutti i passaggi ma nel momento di doverla sbloccare di nuovo scopre che il nodo è fatto così così.
….
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No, niente panico, la situazione è precisamente l’opposto di quello che pensate. Non ha rischiato di finire spatasciata sul pavimento calcareo della cava, molto meno drammatico… non riusciva più a uscirne! La corda era strozzata e i simpatici xxkg di miss rendevano lo sciogliere il nodo pressocchè impossibile. Tutto ciò avveniva alla vertiginosa altezza di 100cm. L’istruttore (ora rinominato secondo santo martire) vedendomi dondolare in modo pietoso, decide di venire in mio soccorso (vista soprattutto l’ora tarda). MI alza di peso poco cerimoniosamente mi invita a sciogliere il nodo gordiano in quel modo. A quanto pare la cosa non è sufficiente, e si prova il sistema opposto: la nostra eroina si issa sulla sua corda e il povero santo traffica con le corde per liberare la malcapitata. No comment.
Ma anche questa volta abbiamo portato la giornata a casa, e la domenica dopo c’è stata la prima uscita in grotta
A breve su questi schermi
Ultima nota: la foto qui sotto non è di miss Furbizia, ma della sua amica ivi strascinata. La pubblico (senza il suo consenso, quindi a grave rischio di scomunica) per mostrarvi la differenza di espressione e di atteggiamento tra lei e l’istruttore. Impagabile!

28
Oct
Miss furbizia decide di iscriversi al corso speleo. Ma scendiamo nei dettagli per ben farvi comprendere la sua “furbaggine”: ad essa non è sufficiente incasinare la propria vita sopravvalutandosi e considerandosi idonea a calarsi nelle viscere della terra appesa a un’esile cordicina. No, no, lei ama coinvolgere le persone nelle cose, e quindi ha convinto (con dolce violenza), ben 4 e ripeto QUATTRO care amiche ad unirsi a lei iscrivendosi al medesimo corso di speleologia. La prima lezione teorica già si tinge di assurdo, quando l’istruttore (peraltro gentilissimo e simpatico) si lascia sfuggire la possibilità che la lampada a carburo possa esplodere se non viene ben controllata. Lo scopo era ovviamente incutere un sacro rispetto per l’attrezzatura e la sua manutenzione in generale, decisamente utile quando da questa dipende la tua sicurezza. Il risultato è stata di far nascere un terrore atavico nei confronti della lampada in questione, che ora guardo con la stessa espressione che una aracnofobico riserva a una grossa tarantola pelosa sul suo cuscino. Anche perchè la domanda sulla frequenza di queste esplosioni di lampade, fatta dalla sottoscritta con un filo di voce, ha scatenato l’ironia degli istruttori durante il resto della lezione, che hanno continuato a buttare lì ogni 10 minuti un commento adeguato del genere “se la lampada non è già scoppiata…” “quando la lampada scoppia…”, “dopo che la vostra lampada sarà scoppiata…”.
Attendo con ansia che le lampade a carburo vadano fuori legge…
Ma torniamo all’uscita: miss furbizia non riesce a partecipare all’uscita collettiva per impegno improrogabile (cresima del nipotino!), e viene aggregata a 4 ragazzi già esperti che devono imparare come armare una grotta. Praticamente la nostra funge da palla al piede, non ci stupisce per nulla. L’istruttore (che ammiro come una divintà per la sua pazienza) ha come compito per la giornata di spiegare a loro come armare (che per chi non fosse a conoscenza dei termini (faccio la sborona, ieri non lo sapevo manco io!) vuol dire inserire i vari attacchi e le corde per far scendere le persone) e di spiegare a me come scendere. E salire. E non terrorizzarmi.
All’arrivo la nostra eroina viene bardata di tutto punto: infilata in un imbrago viene poi appesantita con qualche chilo di ferraglia varia, corde e fettucce che risalgono e si avviticchiano come i cavi del computer sotto il tavolo. In testa calato un elmetto (grazie al cielo non connesso alla temibilissima carburo) con fettuccia che continua ad allentarsi aumentando l’effetto “cucciolo pronto per la miniera”.

Si sale fino alla sommità della cava, e cominciano le spiegazioni su come scegliere i giusti attacchi, i nodi corretti e via dicendo. Miss ascolta con interesse, e si distrae abbondantemente. Dopo le spiegazioni si passa alla sistemazione degli attacchi, e i ragazzi scendono avvitando i vari pezzi e sistemando le corde. Finito di sistemare la via, è il turno della nostra eroina, che viene rimessa in piedi, collegata alla corda e invitata a scendere. Va tutto bene per circa 10 passi (un meraviglioso falso piano che dà tanta sicurezza) ma poi tocca calarsi davvero, e non manca l’occasione per dare voce all’ovvio “ma c’è un buco lì….”.

La foto purtroppo non rende l’espressione… meglio per voi…
Facciamola breve: la prima cosa richiesta era di stare discosti dalla parete, puntandosi con i piedi come fanno i due ragazzi nella foto (essi sanno appunto quello che fanno).

È risultato invece in un effetto lucertola, tatuata sulla parete come i graffiti della foto… Ma ancora ancora andava benino, fino al primo frazionamento. Tragedia. Orrore. Vi riporto le parole di un mio amico che descrive in maniera veramente simpatica l’ABC della speleologia:
…abbiamo confezionato questo frazionamento anche chiamato spezzamento che sarà la prossima tortura alla quale noi da sadici vi sottoporremo. Il frazionamento altro non è che un ancoraggio naturale od artificiale sul quale si aggancia un moschettone entro il quale si passa annodandola opportunamente la corda in modo da evitare punti pericolosi per la salute della stessa.
Un passaggio di moschettoni e discensori che come ballerine di fila passano saltellando con grazia da una corda all’altra. Questo nelle mani dell’istruttore. Nelle mie, simile alla ippopotamessa (o ippopotama?) di Fantasia si arrovellano e di incastrano.

Ma il bello viene all’ultimo passaggio, quando l’agile speleologo (che ora so, ha addominali d’acciaio) si issa puntando i piedi in un’ansa di corda e sgancia il moschettone dal muro. Al terzo tentativo, avendo ottenuto lo stesso innalzamento di un formica che alza il capino, l’istruttore mi guarda perplesso e io ammetto che le gambe mi tremano a tal punto da non riuscire ad alzarmi… Ma alla fine ce la faccio.
Arrivata all’ultimo frazionamento mi passa per la testa la forte tentazione di mugolare un “qualcuno mi faccia scendereeeeeeeeee” ma che diamine, teniamo duro e arrivo in fondo. E con fondo intendo fondo davvero, perchè finisco seduta dopo una frazione di secondo visto lo stess e i muscoli doloranti. Vengo lasciata lì a riprendermi mentre gli altri ricominciano a studiare come fissare le corde.
Dopo una mezzora di pausa (e 3 telefonate deliranti a parenti/moroso/amici) vengo recuperata e risbattuta sul campo. Tocca risalire. E qui (strano ma vero) la cosa va mooolto meglio. ![]()
Il movimento è quello dei due amichetti qui; non sapevo quale scegliere… quello sopra è un classico vermesco, ma i miei capelli mi fanno assomigliare moooolto di più a quello sotto. Ehm. Ed è pure più lento, rendendolo più verosimile.
Dicevo il movimento è questo, ma in verticale. Anche qui vi rimando all’articolo del mio amico per una descrizione molto più tecnica.

La seconda discesa è andata meglio, l’unico momento di tragedia è stato da un frazionamento quando non riuscivo in nessun modo a far combinare la corda nel discensore, e mi sono ritrovata avviluppata come un cotechino. E in quale punto? Quello al sole of course, quando il sole appunto era riapparso e noi eravamo bardati in caldissimi pile, su una parete bianca che cominciava a scottare. Piccole lucertole alla bollitura.
Da ricordare anche il momento in cui, appesa a uno sperone, ruotavo su me stessa con la stessa grazia del cotechino durante la stagionatura.

Chiudo con le parole di Tolo, sempre dal sito della Commissione Grotte Eugenio Boegan. Parole cariche di poesia e ironia…
Andando avanti così frazionamento dopo frazionamento vi troverete finalmente fuori: stanchi e sporchi giurando che questa è la prima ed ultima volta che mettete piede in una grotta e che con l’indomani cambierete sport. Dopo una mezz’ora che vi sarete cambiati ed avrete bevuto qualcosa verrete a chiedere in quale grotta andremo la prossima domenica. Se farete così vuol dire che siete rovinati e che continuerete a scendere, nelle viscere della terra, ed a risalire dopo esservi sbattuti con i vostri sacchi sulle pareti di qualche pozzo ogni fine settimana entrando così nella folta schiera degli Speleodipendenti. 
Tra due domeniche si riprova…
PS: per chi non fosse avvezzo alle avventure di miss furbizia, avverto che esse sono sempre cariche di ironia e le situazioni vengono lievemente esasperate nei racconti.
Forse
Non è detto
Vi lascio il dubbio
Tags: speleo