E’ primaveeeera…ritorna quella matta :)

Buongiorno mie care!!

Mi siete mancate terribilmente ma in questi mesi sono stata talmente occupata da non riuscire ad avere il tempo per far nulla di divertente, e ho dovuto metter da parte fili, pinterest, bottoni e anche il mio amatissimo blog.

Semplice semplice: ho un lavoro a tempo pieno dopo davvero tanti anni e non riesco a incastrare nel tempo rimamente le mie solite mille attività, quindi esco alle 8 di mattina e torno (se va bene!) alle 20 con ancora un sacco di cose da fare. Mica mi lamento, eh, ci sono mille persone che oltre a un lavoro a tempo pieno tirano anche su dei figli, semplicemente io sono meno organizzata di loro e mi faccio incastrare in varie attività alternative e alla fine arrivo a casa la sera tardi e non riesco a combinar nulla di altro.

Ma oggi dovevo apparire perché ho trovato un’email talmente emozionante che dovevo condividerla con voi, Craftsy ha scelto il mio modello della libellula per la prima immagine della sua newsletter e di conseguenza è stata scaricata quasi 2000 volte in poche ore. Shock!

Free Pattern Friday Advanced Patterns in Quilting Sewing  More  The Craftsy Blog  InboxFree Pattern Friday Free Advanced Patterns From Craftsy

Son successe tante cose ma nulla di craft (beh, sempre che non consideriate craft i miei insettini in stampa 3d!) ma spero di far un video prima o poi per raccontarvi tutto, per ora vi lascio con un abbraccio e un augurio di Buona Pasqua, grazie per la pazienza mie care :)

Abilmente, autunno 2013

E anche le luci su abilmente edizione autunnale si sono spente per quest’anno. L’ormai storico appuntamento dove si incontrano vecchi e nuovi amici, si fa man bassa di idee e spunti creativi e si comprano le cose che non si riesce ad avere nei negozi di cui solitamente ci serviamo si è chiuso, ed è ora di fare un po’ di considerazioni.

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Merita andare ad abilmente? Si, forse non tanto e comunque non solo per l’offerta commerciale, ma per l’occasioen di vedere amici di ogni genere, incontrare tra gli stand persone che ti capiscono e anche se totalmente socnosciute ti danno un consiglio o un’idea. Abilmente merita sempre per l’ambiente che si instaura.

Ma andiamo un po’ ad analizzare quest’anno. 

  • il cake design: arrivato prorompente l’anno scorso quando una zona notevole era dedicata a tutti i vari stand commerciali e ai corsi, riapparso con una mega mostra dedicata in primavera (nonostante in un padiglione a parte e con alcuni problemi di statica e faretti!)  ora che l’attrezzatura specifica si trova anche nei negozi cinesi (sul serio!) abilmente l’ha decisamente ridimensionato mettendo pochi stand e ben raggruppati. Leggo che lo tengono per l’edizione primaverile.IMG 3850
  • la ressa: noi siamo state il giovedì e venerdì, e il primo giorno di apertura la situazione era quasi ingestibile, al punto da far pensare che o scelgono una sede più grande o la cosa si farà via via più insopportabile. Venerdì la situazione era decisamente migliore, immagino che il weekend fosse altrettanto complesso invece. E a peggiorare una situazione già delirante ci si sono messi con una pessima organizzazione, distribuendo questionari da compliare prima del biglietto. La scena delirante era di decine di signore intente a scavare penne fuori dalle borse e a compilare fogli mentre tenevano la fila appoggiando in equilibrio precario sulle borsette o sui muri e colonne circostante il foglio. Alla domanda “scusi ma è obbligatorio” la hostess non ha saputo rispondere meglio di “no, ma le verrà richiesto quando acquista il biglietto”, instillando il dubbio che la vendita del biglietto fosse in qualche modo messa in pericolo se non si consegnava anche la scheda, eventualità inaccettabile dopo una mezzora abbondante di fila. Ma da bastian contrario io e Viviana ci siamo rifiutate, consegnado una scheda a nome John e Jane Doe. Mi chiedo se capiranno l’allusione…
    Di contro il traffico era gestito in maniera davvero encomiabile, con file per i parcheggi ordinate e strade chiuse dove potevano creare ingorghi eccessivi. Gli stand invece erano troppo affollati e in alcune zone era davvero impossibile passare
  • Natale: davvero poco, sono finiti i tempi in cui la fiera di primavera era pullulante di coniglietti e pulcini e la fiera autunnale ci nauseava con babbo natale e similare. Un po’ di Halloween ma in ogni caso nessun tema ridondante
  • La novità: i cappellini all’uncinetto. E qui permettetemi di dilungarmi. Viviana ci ha mostrato il suo cappello realizzato con le lane e modelli myBoshi. Ora io di uncinetto non so nulla, l’ho provato anni annorum fa e mai più ripreso in mano. Nemmeno di maglia so molto anche se ammiro quella fatta da mia mamma. So invece qualcosa di filati e quelli della myBoshi mi sembrano davvero bruttini. E anche il modello del berretto mi sembra banalotto, ma si sa che le mode riprendono cose ormai già viste e straviste ma solo dimenticate, quindi tutta la fiera era un fiorire di berretti all’uncinetto bruttarielli fatti con un mega uncinetto da 6. Erano presenti anche i due ragazzoni myboshi, che sono dei veri geni per essersi inventati una fonte di guadagno così particolare dato che guardandoli li avrei trovati adatti a qualsiasi occupazione salvo uncinettare sulla poltrona. Ma tantè che tutti compravano lane myboshi (leggo che nel 2012 hanno venduto 160 tonnellate di lana, quidni i furbi sono appunto loro!) e si facevano fotografare con i ragazzoni e in vari punti apparivano anche le lane Berry, il corrispettivo della Stafil. Io invece ho preso una lana grossa multicolore morbidissima e ho messo al lavoro mia mamma con i ferri ;) Come sopra, bastian contrario

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  • Prezzi: sempre lì siamo, stoffe molto care ma alcuni stand con prezzi più bassi anche per fantasie utilizzabili, forse la crisi che costringe a svuotare un po’ i magazzini. La sizzix nel nuovo colore era unpo’ ovunque e ci siamo resi conto che in un panorama in cui inizialmente la faceva da padrone ha cominciato a dover lasciar posto ad altre marche: la Accuquilt che cerca di accaparrarsi il mercato delle quilter (immeritatamente a parer mio) già da qualche anno, ma ora una nuova Fiskars e una della Toga che permette di adattare lo spessore a più tipi di fustelle. InteressantiIMG 3720IMG 3851
  • IMG 3825Dimostrazioni: di gratuito quasi nulla, solo una volta lì ho trovato la Bernina che facava provare le sue macchine con il feltro per creare dei pannelli, molto gradevole ma non sono riuscita a partecipare. L’area demo con le associazioni di patchwork aveva qualche progetto davvero carino, peccato che non si riesca mai ad apprezzarli sul web dove mancano foto e riferimenti e si debba andar a scovarli una volta lì, con due giorni di tempo si riesce ma in giornata diventa un tour de force. Abbiamo seguito un mini corso per realizzare un porta fazzoletti con la Casa Patchwork & Quilting a 5€, sedute comode davvero una soddisfazione. Soldi ben spesi anche dato il disperato bisogno di sedersi visto che probabilmente in quell’orario avevo già un 38 di febbre…IMG 3753
  • Mostre: molto patchwork come sempre (per mia gioia). La mostra di Nancy Crow mi è sembrata ripetitiva e poco esaltante, mentre quella di patchwork contemporaneo era spettacolosa e alcuni pezzi davvero bellissimi. Le associazioni di patchwork avevano una mostra in bianco molto gradevole, con alcuni pezzi davvero originali e molte tecniche.IMG 3757IMG 3755
  • L’area atelier centrale aveva anche delle mostre sull’uncinetto e la maglia, con alcune cose davvero particolari e una cinquecento completamente ricoperta di maglia nell’area espositiva.IMG 3808IMG 3846
  • Splendida anche la zona del feltro (a cui non oso avvicinarmi per paura mi entusiasmi con conseguente accumulo di altro materiale e riduzione del mio scarsissimo tempo!) e la mostra di Ina Statescu, incredibile artista che univa stoffe che solitamente trovo inutilizzabili (lamè, pezzi di ricami metallici, voile) in quadri impressionistici. Teneva anche dei corsi di 2h a 50€ ed ero estremamente tentata, ma ho rinunciato perché non credo sia una tecnica che si possa “insegnare” ma sia basata per la gran parte sul gusto di abbinamento dei pezzi e sulla disponibilità di stoffe adatte. IMG 3818IMG 3814IMG 3832
  • E nella zona mista come sempre i ringraziamenti alle amiche ho trovato e ritrovato: Carol e Federica con cui avevo appuntamento e Rosella che riesce a trovarmi ad ogni edizione con un vero e proprio radar :) Cosa ho comprato? Due fustelle che mi piacevano moltissimo  per realizzare fiori in feltro che ora decoro in modo davvero unico (al prossimo post per chi non li ha notati in fiera) e poco altro, due stoffe in offerta, dei charms spagnoli davvero deliziosi, un portafoglio con le rane spettacoloso e qualche altra piccola cosa. Un abilmente poco impegnativo per il portafogli stavolta ;)IMG 3802
  • E abbiamo un video, anche se vorrei rifarlo perché ci sono solo cose filamte il primo giorno

Una giardino fiorito

Cosa fai quando una cara amica ti racconta che sta passando un brutto periodo? Ti preoccupi, ti scervelli per poter essere utile, e poi fai quello che alla fine sai fare meglio, cerchi di riportare un sorriso con un quilt.

La storia alla fine è tutta qui, ognuno cerca di fare il suo meglio, e a volte anche un sorriso strappato in un periodo buio puo’ essere una gran cosa. Quindi eccoci a pensare a un progetto adatto: deve essere rapido perché vogliamo cominci a far la sua magia e a creare sorrisi SUBITO, deve essere iper colorato, e dobbiamo essere in grado di crearlo insieme tra tante amiche che vogliono partecipare. Mi scervello, scarto progetti, pensiamo a un enorme girasole (e sulle nostre bacheche di Pinterest appaiono fiori gialli a non finire) poi la folgorazione. Un modello bello, allegro e felice che ho visto realizzato a Vicenza e che Viviana ha subito sgamato come un vecchio pattern australiano chiamato “Meg’s Garden”.

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Ce ne sono varie versioni online, persino monocromatiche (molto elegante ma non è certamente quello che vogliamo)

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E persino un pannello che ne ha copiato platealmente l’idea stampandola sulla flanella. 

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Del modello ci piacciono i fiori colorati, e del pannello il tronco un po’ più mosso, ma noi abbiamo fretta, e il top va completato in un pomeriggio, perché poi ci sono le ferie, molte vanno via e io ho bisogno di un po’ di giorni per quiltarlo prima di partire a mia volta per l’Austria. Quindi si usa la sizzix, compagna fedele di mille avventure.

E in un pomeriggio si stira fliselina a più non posso, si scelgono le stoffe più allegre e colorate e si taglia, taglia taglia. Poi tutto va stirato sul fondo, secondo una va fatto color nocciola come l’originale per far risaltare i colori, secondo altre bianca. Vince la maggioranza, si strappa la base e si dispongono i fiori. E poi stira, stira stira.

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Sposta quel fiore, non va lì! Non vedi che ce ne sono 2 rosa vicini! 

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Poi il tronco lo taglio io a mano libera (la fretta rende coraggiosi a volte!) e lo incolliamo con la colla spray in attesa della quiltatura. 

E sul fondo? Il nostro non avrà il bordo fiorito ma un alternarsi di quadrati bianchi e colorati, e un fondo netto non ci piace. Ci vanno dei bei cuori, perché il nostro albero mette radici nei cuori e nei pensieri d’affetto di tante amiche.

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Poi tante farfalle e coccinelle, come nel modello originale. E negli avanzi appare un ritaglio buffo, venuto per caso simile a un porcospino. Io lo voglio, un’altra lo getta sdegnosa definendolo ignobile sgorbietto. Lo ritroviamo dal pavimento, fuggito sotto un mobile.

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e di nascosto lo includo nel quilt finale.

Poi ci si saluta, chi va al mare, chi va all’estero. Ognuna con un pensiero per la nostra amica. Io invece mi porto via il top, e metto sotto anche mia mamma per fare il bordo.

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Sono soddisfatta, ho il top finito. Ho fatto lavorare tutte come matte ma è ora di riportarmelo a casa, insieme a un pile bianco preso per il suo retro perché vogliamo sia leggero e si possa usare subito.

Ora siamo io e te giardino fiorito. Anzi io, te, la mia macchina da cucire e mille metri di filo colorato per finire e trasformarti in un quilt. 

Ci vorranno svariati giorni, sudore, fili e due macchine da cucire in realtà per concludere il quilt. E lo vedrete (se non avete già visto l’ultimo mio video) nel prossimo post perché ve ne voglio ancora parlare e questo post sta diventando troppo lungo.

 

Gli usi della Big Shot… non finiscono mai!

Qualche giorno fa vi raccontavo degli stencil adesivi da usare per dipingere i tessuti, e ho pensato, perché non provare a farli con la carta adesiva e la mia amata Big Shot?

Visto che una volta tanto ero in compagnia ho anche filmato il tutto, e quindi eccovi il video per gli stencil adesivi made by sizzix.

Dopo qualche giorno sono stati stirati e lavati e la pittura acrilica Apa color ha tenuto molto bene mentre la Decoart si è un po’ sbiadita (era un vasetto molto vecchio pero’).
Fustelle utilizzate:
656639 Elegant Flourishes
28 657121 ButterflyScreenshot 27 08 13 21 06 2

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La storia di un elettrodomestico

I cosiddetti piccoli elettrodomestico sono ormai oggetti quasi usa e getta. Li trovi in quasi ogni negozio, sono presenti nei supermercati e hanno prezzi davvero contenuti. Se vuoi ad esempio un frullatore ne puoi comprare uno a meno di 10 euro, e ci sono 40 pagine di modelli da sfogliare. Nulla di più semplice che prenderlo e buttarlo quando un pezzo si rompe, o anche solo se ci siamo stufati di lui e non ci sembra servirci più. Ma una volta non era così, erano oggetti costosi, fatti con cura che dovevano durare una vita. Ma come mai tiro fuori questo argomento?

Qualche settimana fa, nel pieno della sperimentazione con l’essiccatore nuovo, ho fatto secche qualcosa come 15 teste d’aglio. Il perché avessi così tanto aglio in casa è quasi imbarazzante: per 4 o 5 volte al supermercato l’ho comprato credendo di non averne, e di conseguenza era ormai in atto un’invasione alla plants vs zombiesNewImage

Quindi ho spelato e tagliato aglio a sufficienza per  profumare tutta la casa (e le scale del condominio) come una bruschetta… e alla fine ho ottenuto un bel barattolo di fette di aglio.

Ma gli esperti dell’essiccazione consigliano di ottenere delle polveri da alimenti di questo genere, da poterle poi unire con più facilità alle varie ricette. E per farlo usano un macina caffè. Io il caffè nemmeno lo bevo, ma la cosa più logica sarebbe stato andare dai vari centri commerciali ad acquistare, appunto, un piccolo inutile elettrodomestico per 15€. E magari buttarlo tra qualche mese. Ma  non mi andava, e quindi ho accantonato le mie fettine secche in un barattolo in attesa di ispirazione.

E guarda un po’ i casi della vita, alla San Vincenzo parrocchiale dove faccio volontariato qualcuno ha proprio portato un vecchio macina caffè elettrico. Un oggetto orribile, sporco come solo una cosa che resta su uno scaffale della cucina per anni può essere, con una patina di unto polveroso a coprirlo completamente. Ma mi faceva tenerezza, e forte forse della strana casualità di trovare proprio l’oggetto che mi serviva ho lasciato un’offerta e me lo sono portata a casa. Il commento di Carlo è stato “buttalo, urla tetano da ogni poro, te ne compro uno nuovo!” ma mi sono intestardita e ho piantato i piedi. Il mio macina caffè restava.

Sospirando e vendendomi così determinata (e dopo aver visto che si accendeva) allora ha preso un cacciavite e si è impegnato a smontarmelo tutto per pulirlo. E mentre lo smontava, io ho fatto un po’ di ricerche online incuriosita dalla marca LESA che riportava il coperchio.

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E ho scoperto che il mio piccolo macina caffè STOR ha fatto parte della storia industriale italiana.

La Lesa nasce a Milano nel 1929 e in pochi anni si sposta in uno stabilimento più grande per arrivare negli anni 50 a dare lavoro a 800 dipendenti. Producono giradischi di alta qualità, e successivamente piccoli elettrodomestici, e gli stabilimenti si moltiplicano. Forse su uno di quei cavalletti un disegnatore sta abbozzando proprio il mio piccolo Stor…

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Le piccole radioline a transistor che venivano dal Giappone avevano anch’essi componenti LESA, il motore delle macchine da cucire Necchi era prodotto da loro ed erano imbattibili nel campo dei giradischi. Questa pubblicità nel 1961 (foto ebay) vi riporta indietro negli anni a un momento in cui non si usciva di casa senza avere i capelli cotonati e perfetti, e si pensava un bel po’ prima di comprare un “piccolo elettrodomestico”.

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 Ma il mio piccolo macinacaffè? Nemmeno ne trovo una foto online, c’è solo un frullatore in vendita su ebay che ha una struttura simile ma è stato tenuto con poco amore e non ha più il coperchio oltre ad aver il cavo elettrico tagliato.

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Ma su wikipedia fanno menzione del mio STOR

La linea di produzione includeva inoltre le lucidatrici LESALU’ e LESADY, l’aspirapolvere LESASPIR, i frullatori TRIME e STOR, gli asciugacapelli serie ASCA, macinacaffe’, tritacarne, ventilatori ed i primi robot da cucina LESAMAK.

 

Ma il progresso troppo veloce e concorrenza straniera divenne insopportabile, e nel 1972 la Lesa venne dichiarata fallita. Restò parzialmente operativa sotto altri marchi fino a 1984, quando svanì completamene.

E il mio piccolino? Carlo lo ha smontato con amore, sempre più appassionato alla sua storia man mano che la cercavo in internet, e colpito dalla cura con cui era stato costruito per durare. L’abbiamo pulito con attenzione, rimontato e abbiamo deciso che il suo cavo elettrico, per quanto ingiallito e fuori norma, non va assolutamente cambiato fin quando resta funzionante.

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Oggi l’ho riempito di pezzi di aglio, perché credo che il mio piccolo Stor non voglia ancora finire su un ripiano come un pezzo storico. Da quanto era sporco quando l’ho preso posso immaginare sia stato a lungo inutilizzato su un ripiano e ora scalpita per ricominciare a macinare cose. E se non è caffè ma aglio secco poco importa, l’importante è dimostrare che lui, nato prima del 1972, ha ancora le stesse potenzialità dei nuovi elettrodomestici con gli occhi a mandorla.

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Risultato ottenuto con successo.

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Quindi se qualcuno passa qui per caso, cercando informazioni sulla storia industriale italiana, sulla marca Lesa o sul macinacaffè (e frullatore) STOR puo’ rassicurarsi. Uno dei piccoli STOR, ora polverizza cibo a casa mia, anche se ha più anni della sottoscritta. E lo fa perfettamente.

Metti un pomeriggio con le amiche

Un pomeriggio estivo frivolo da liceali: provarsi i vestiti girando in reggiseno per casa e commentando su come stiano,

farsi rispettivamente le unghie (qui con lo Shellac in un impronunciabile colore Hotski Tchotchke)

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e dipingere le magliette con le ranocchie e le fatine, il tutto condito da un mega vassoio di pastine.

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Un frivolo pomeriggio da liceali con le amiche più care, da tenere sempre nella scatola dei ricordi.

E se siete curiose: lo shellac in effetti è durato ben oltre i 14gg ma la ricrescita a quel punto era inguardabile. In compenso a me ha rovinato tantissimo le unghie togliendolo, mentre le due abituè lo usano da tempo senza danni. Io torno al mio smalto standard ma devo ammettere che è estremamente comodo per chi fa lavori con le mani (ci sono andata in kayak e ha retto all grande).

Gli stencils sono della ditta Ki-sign, presi a Vicenza ad Abilmente. Sono adesivi e funzionano molto bene, ma già mi son sognata di farli con la sizzix e va alla grande. Ho girato un video, stay tuned. I colori in compenso sono ottimi, io ho usato degli apa color acrilici che reggono il lavaggio alla grande ma sono molto più rigidi, questi sono della DecoArt e la finitura è molto migliore.

 

Spring in the pond – la primavera nello stagno

It’s my chance at the spring fling Soma has organized. I’m thrilled to be part of this talented group of ladies and the previous blocks were really special. My choice was super easy: I just had to do something pond related. I’m an herpetologist and a pond warden so I know it’s spring because frogs are hopping and toads are crossing the roads. I have spent most of my spring evenings in the last years counting egg clutches or saving toads from being trampled by cars.

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E’ il mio turno al blog hop di Soma finalmente! Sono emozionatissima di far parte di questo gruppo di ragazze piene di talento, i blocchi fino ad oggi erano davvero speciali. Non ho avuto alcun problema a scegliere che blocco fare: doveva aver a che fare con lo stagno. Sono un’erpetologa e so che sta arrivando la primavera quando le rane saltellano e i rospi rischiano di farsi investire. Ho passato la maggiro parte delle mie serate primaverili degli ultimi anni a contare ammassi di uova e a spostare rospi dalla strada prima che passassero le macchine!

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So my block had have a pond. I came up with a small pond with water lilies, some cattail and a dragonfly. The fun thing about dragonflies is that you can go crazy with the colors and you will always find one that really exists: metallic blue, acid green, blood red. They are all real dragonfly colors, believe it or not ;)

Quindi dovevo fare uno stagno, e ci ho messo tutto quello che lo caratterizza: ninfee, tif e e una libellula. La cosa divertente delle libellule è che puoi scegliere qualsiasi colore per cucirla e scoprirai che esiste davvero. Ci sono libellule rosso sangue, blu metallico, verde acido. Non mi credete? Fate una ricerca su google!

For the leaves go wild and use all the different scraps of green, brown or yellow that you have, they will look better that way. And the same for the waterlilies: I have used a single symbol but you can use all kinds of different hues, the scrappy look suits it.

Per le foglie ho usato un solo simbolo ma trovo che sia molto più bello se si usano tutti i ritagli di verde, marroncino o giallo bruciato, l’aspetto scrap mi piace di più. Lo stesso vale per i fiori: usate tutti i pezzetti di rosa o lilla che vi avanzano nella scatola dei ritagli.

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And while the patterns is downloading (you will also find it on craftsy btw) if you are getting curious on ponds and pond wardens I have some links for you (unfortunately all in italian): my association, a very nice documentary we have made this year while saving frogs and toads, my interview on the local tv and a very cute video made by elementary kids after a visit we made at their school.

E mentre scaricate il modello (che si trova anche su craftsy se volete) se vi ho incuriosito sui rischi a cui vanno incontro gli anfibi in primavera vi invito ad andare a vedere il sito della mia associazione o a guardare un documentario che hanno girato quest’anno seguendo la nostra attività, un’intervista che ho fatto alla TV locale o ancora meglio un bellissimo video realizzato dai bimbi della scuola elementari dopo una lezione che ho tenuto l’anno scorso.