La storia di un elettrodomestico

I cosiddetti piccoli elettrodomestico sono ormai oggetti quasi usa e getta. Li trovi in quasi ogni negozio, sono presenti nei supermercati e hanno prezzi davvero contenuti. Se vuoi ad esempio un frullatore ne puoi comprare uno a meno di 10 euro, e ci sono 40 pagine di modelli da sfogliare. Nulla di più semplice che prenderlo e buttarlo quando un pezzo si rompe, o anche solo se ci siamo stufati di lui e non ci sembra servirci più. Ma una volta non era così, erano oggetti costosi, fatti con cura che dovevano durare una vita. Ma come mai tiro fuori questo argomento?

Qualche settimana fa, nel pieno della sperimentazione con l’essiccatore nuovo, ho fatto secche qualcosa come 15 teste d’aglio. Il perché avessi così tanto aglio in casa è quasi imbarazzante: per 4 o 5 volte al supermercato l’ho comprato credendo di non averne, e di conseguenza era ormai in atto un’invasione alla plants vs zombiesNewImage

Quindi ho spelato e tagliato aglio a sufficienza per  profumare tutta la casa (e le scale del condominio) come una bruschetta… e alla fine ho ottenuto un bel barattolo di fette di aglio.

Ma gli esperti dell’essiccazione consigliano di ottenere delle polveri da alimenti di questo genere, da poterle poi unire con più facilità alle varie ricette. E per farlo usano un macina caffè. Io il caffè nemmeno lo bevo, ma la cosa più logica sarebbe stato andare dai vari centri commerciali ad acquistare, appunto, un piccolo inutile elettrodomestico per 15€. E magari buttarlo tra qualche mese. Ma  non mi andava, e quindi ho accantonato le mie fettine secche in un barattolo in attesa di ispirazione.

E guarda un po’ i casi della vita, alla San Vincenzo parrocchiale dove faccio volontariato qualcuno ha proprio portato un vecchio macina caffè elettrico. Un oggetto orribile, sporco come solo una cosa che resta su uno scaffale della cucina per anni può essere, con una patina di unto polveroso a coprirlo completamente. Ma mi faceva tenerezza, e forte forse della strana casualità di trovare proprio l’oggetto che mi serviva ho lasciato un’offerta e me lo sono portata a casa. Il commento di Carlo è stato “buttalo, urla tetano da ogni poro, te ne compro uno nuovo!” ma mi sono intestardita e ho piantato i piedi. Il mio macina caffè restava.

Sospirando e vendendomi così determinata (e dopo aver visto che si accendeva) allora ha preso un cacciavite e si è impegnato a smontarmelo tutto per pulirlo. E mentre lo smontava, io ho fatto un po’ di ricerche online incuriosita dalla marca LESA che riportava il coperchio.

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E ho scoperto che il mio piccolo macina caffè STOR ha fatto parte della storia industriale italiana.

La Lesa nasce a Milano nel 1929 e in pochi anni si sposta in uno stabilimento più grande per arrivare negli anni 50 a dare lavoro a 800 dipendenti. Producono giradischi di alta qualità, e successivamente piccoli elettrodomestici, e gli stabilimenti si moltiplicano. Forse su uno di quei cavalletti un disegnatore sta abbozzando proprio il mio piccolo Stor…

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Le piccole radioline a transistor che venivano dal Giappone avevano anch’essi componenti LESA, il motore delle macchine da cucire Necchi era prodotto da loro ed erano imbattibili nel campo dei giradischi. Questa pubblicità nel 1961 (foto ebay) vi riporta indietro negli anni a un momento in cui non si usciva di casa senza avere i capelli cotonati e perfetti, e si pensava un bel po’ prima di comprare un “piccolo elettrodomestico”.

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 Ma il mio piccolo macinacaffè? Nemmeno ne trovo una foto online, c’è solo un frullatore in vendita su ebay che ha una struttura simile ma è stato tenuto con poco amore e non ha più il coperchio oltre ad aver il cavo elettrico tagliato.

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Ma su wikipedia fanno menzione del mio STOR

La linea di produzione includeva inoltre le lucidatrici LESALU’ e LESADY, l’aspirapolvere LESASPIR, i frullatori TRIME e STOR, gli asciugacapelli serie ASCA, macinacaffe’, tritacarne, ventilatori ed i primi robot da cucina LESAMAK.

 

Ma il progresso troppo veloce e concorrenza straniera divenne insopportabile, e nel 1972 la Lesa venne dichiarata fallita. Restò parzialmente operativa sotto altri marchi fino a 1984, quando svanì completamene.

E il mio piccolino? Carlo lo ha smontato con amore, sempre più appassionato alla sua storia man mano che la cercavo in internet, e colpito dalla cura con cui era stato costruito per durare. L’abbiamo pulito con attenzione, rimontato e abbiamo deciso che il suo cavo elettrico, per quanto ingiallito e fuori norma, non va assolutamente cambiato fin quando resta funzionante.

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Oggi l’ho riempito di pezzi di aglio, perché credo che il mio piccolo Stor non voglia ancora finire su un ripiano come un pezzo storico. Da quanto era sporco quando l’ho preso posso immaginare sia stato a lungo inutilizzato su un ripiano e ora scalpita per ricominciare a macinare cose. E se non è caffè ma aglio secco poco importa, l’importante è dimostrare che lui, nato prima del 1972, ha ancora le stesse potenzialità dei nuovi elettrodomestici con gli occhi a mandorla.

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Risultato ottenuto con successo.

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Quindi se qualcuno passa qui per caso, cercando informazioni sulla storia industriale italiana, sulla marca Lesa o sul macinacaffè (e frullatore) STOR puo’ rassicurarsi. Uno dei piccoli STOR, ora polverizza cibo a casa mia, anche se ha più anni della sottoscritta. E lo fa perfettamente.

come ti secco la mela

Il mio essicatore nuovo è qui, e quasi mi dispiace di andare in vacanza e non aver modo di lanciarmici sopra immediatamente. Quindi sono riuscita solo a fare delle semplici fette di mela, giusto per togliermi lo sfizio e portarmi poi via le mele secche da mangiucchiare in areo (alla faccia della Ryanair e i suoi costosissimi spuntini).

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Ho seguito tempi e programmi di Donatella, pubblicati sul blog del biosec

programma P2 per 12h e poi P4 per 4h. Non sono venute croccantissime e asciuttissime ma ammetto di averne tagliate alcune più spesse. E ho scoperto dal primo avvio che c’è un mondo tra il mio vecchio essiccatore e questo. Prima avevo un essiccatore verticale della Rommelsbacher, comprato da mio papà in un momento di follia e mai usato. Dopo anni in fondo a una credenza l’ho rispolverato e non mi dispiaceva per nulla, ma a Carlo serviva un essiccatore tondo per il laboratorio e quindi era la mia occasione per l’upgrade con il biosec.

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Mentre quello vecchio era rumoroso e la ventola girava dal primo momento in cui l’accendevo in poi, il biosec è silenziosissimo e a tratti devi aprirlo per capire se funziona tanto poco si fa sentire. La ventola poi va solo in alcuni momenti, spengnendosi da sola dopo un poco e riprendendo secondo arcani cicli che il suo programma le impone. Lo sportello mi piace da morire: con il magnete per tenerlo chiuso, ci vuole un attimo per aprirlo e controllare senza diventar matti con incastri e consimili.

La forma rettangolare poi è comodissima per riporlo e incastrarlo, perchè piccolo non è, diciamocelo, ma non deve stare necessariamente in cucina. Non so, può adattarsi alla lavanderia, ma anche alla cantina.  Comunque sono già cotta di lui, e la mia lista di ricette da provare cresce a dismisura… Sarà una lunga estate secca ;)

Per ora parto con il mio sacchetto di mele secche, poi al ritorno saranno zucchien a gogò.

Che si fa qui?

Si fa, si fa, ma non si blogga purtroppo. Sarà la primavera ma ho poca voglia di scrivere.

Dovrei raccontarvi che ho comprato un nuovo essiccatore (il colpevole è Carlo che ha fregato il mio per portarlo in ufficio ad essiccare il filamento per la stampante 3d, ma caliamo un velo pietoso sul concetto) e ora son orgogliosa proprietaria di un Biosec della Tauro essiccatori, il non plus ultra dell’essicazione italiana, e si capisce anche dal mio album dedicato su pinterest che sono scatenata a raccogliere idee.

 

Che ho cucito una nuova copertina per una bimba speciale, e ho anche filmato un po’ il procedimento quindi ve lo cuccherete a breve.

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Che parto per Londra e a fine mese vado pure a Valencia per un matrimonio, quindi arriveranno foto e altro anche da lì. Ed ho scoperto aribnb e ne sono entusiasta sulla carta (sul monitor!), vedremo dal vivo come va.

Che il gatto Lisert è una delizia e un tormento, ed ora che è primavera è perennemente in cerca di suicidio da caduta dal balcone

Ma prima o poi mi metto, prometto!

;)

dolcetti natalizi

Succede che trovi queste ricette navigando su pinterest (oppure te le mandano le “finte” amiche che ti vogliono del male) ;)NewImage

Ma puoi resistere quando gli ingredienti sono solo 3?? Dovresti resistere (o se non altro desistere) quando trovi che te ne mancano 2 di questi 3 ingredienti in effetti!
Ma controlliamo meglio: il burro ce l’ho, il latte condensato… eppure mi sembrava di averne una lattina da qualche parte…

Vuoi vedere che in fondo, dove ci sono quelle mandorle che ormai camminano da sole, quella busta di budino orribile che avevo comprato perché regalava il portachiavi col peluche (si, shame on me), quella marmellata dal colore-sapore indecifrabile, quei biscottini che mi hanno regalato che mi fanno davvero orrore e non mi decido a buttare…

….

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SI!
Beh, insomma, è scaduta nel 2008 a dire il vero…ma non è una di quelle cose eterne che non scadono mai, vero? Non hanno trovato del latte condensato nella tomba dei faraoni che era ancora mangiabiissimo? (beh, no, forse quelle erano granaglie, ma il concetto rimane, vero?).
Comunque la prova assaggio l’ha passata, e non ci sono stati morti nemmeno dopo alcune ore.

Terzo ingrediente, la cioccolata. In realtà di quella ne avevo, ma  non bastava… Pero’ pero’, ci sono quegli ovetti al cioccolato fondente che in fin dei conti sono in giro solo da Pasqua… io il cioccolato fondente non lo amo proprio, e quindi vai con lo scartaggio!

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Quindi, ora vorrete sapere se era mangiabile e sono ancora viva? Si e si :) Mangiabilissimo e sono qui per raccontarlo (nonostante abbia una gran tosse/raffreddore oggi ma dubito che anche con la miglior buona volontà lo si possa attribuire al latte condensato scaduto!).

Quindi dalla seguente esperienza impariamo che: il latte condensato non scade praticamente mai, e il fudge a 3 ingredienti è fenomenale!
Per inciso ne ho fatto una parte con la cioccolata bianca e le amarene ed era davvero notevole… 

Ma perché lo faccio? (con precisazioni!!)

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email su facebook che mi ha fatto pensare molto. L’email era all’inizio simile a tante altre che mi arrivano, piene di gentilissimi complimenti e domande a cui cerco di dare risposte esaurienti (salvo quando mi si chiede di corsi in varie zone d’Italia a me ignote). Cerco sempre di rispondere subito (altrimenti poi mi dimentico di farlo) ma questa è rimasta nella cartella della posta per una settimana per via dell’ultima frase, che faceva così: in genere chi fa tutorials o si rende visibile in web, lo fa per un profitto, tipo promuovere la propria attività/negozio, libri o altro, ma tu… perché ti rendi così disponibile ad elargire consigli? Generosità, passione o cos’altro?

Sono sul web con il mio blog dal 2005 e non me l’ero mai chiesto, lo facevo e basta. Prima con le foto e i consigli su dove scaricare modelli, poi con qualche tutorial fotografico… quest’anno con i video e infine con i modelli che distribuisco gratuitamente anche tramite il mio amato fandom in stitches.

ma perché lo faccio?

Non mi sento una sammaritana nè una persona particolarmente generosa o altro. Lo faccio perché posso farlo immagino. Nei primi anni perché conoscere bene l’inglese e trafficare sempre sul web mi dava la possibilità di raccogliere materiale interessante da riproporre alle persone. Poi perché io ho avuto la fortuna di avere qualcuno in casa che mi insegnasse a cucire, e mi sembrava bello poterlo trasmettere. E ora con i video e i modelli perché mi dà una gran gioia ricevere da qualcuno un’email o un commento in cui mi dicono di esser riuscite a cucire qualcosa grazie a me. In Italia forse è ancora poco diffuso, ma nel web in lingua inglese sono infinite le risorse gratuite di qualsiasi tema e argomento. Chi scrive tutorial, chi risponde alle domande a carattere fiscale, chi scrive i sottotiltoli dei film in modo da poterli seguire in anteprima. C’è un mondo di piccola generosità se la volete chiamare così, e farne parte mi rende felice. No, non è nemmeno il fatto che mi senta orgogliosa di farne parte, mi sembra doveroso contribuire anche io. Ho delle conoscenze, delle possibilità e voglio condividerle. Lo faccio perché è così che trovo sia giusto fare. E perché questo blog mi ha permesso di fare tante amicizie e conoscere persone splendide che non avrei potuto incontrare altrimenti. Amelia, Federica, Carol, Nicoletta, Anna, Sonora, Duna, Rita, Valentina, Mary, Kiakin, Elisa, Bianca, Cristina, Franca, Michaela, Elena, Jennifer, Aalia. E la lista non si conclude qui, queste sono solo alcune che mi sono venute in mente ora ma ne sto dimenticando mille altre (a cui chiedo subito scusa)! Sono tutte amicizie speciali avute grazie a questo spazio sul web.

I conti a fine mese li ho pure io, non credete, e salterei di gioia se un negozio mi offrisse un contratto o volesse vendere i miei modelli, figuriamoci. L’idea di lavorare nel campo lo accarezzo, non lo nego. Ma non faccio questo nella speranza che serva a guadagnarci, se fosse così dopo 7 anni sarei come minimo frustrata e depressa. Lo faccio e basta.

Ma come si diceva i conti ci sono, e in questo periodo sono pesanti per tutti. Quindi dopo aver letto quel messaggio ho cercato qua e là come ricavare qualcosa per pagare le spese del blog (yes, non è un blog gratuito questo ma viene gestito da un provider a pagamento. In caso contrario non reggerebbe al traffico che create tutte voi passando qui!). Con google adsense ho avuto un brutto rapporto, quindi proviamo con amazon.

Funziona così: a volte in fondo ai miei post (o sul lato del blog) ci saranno delle pubblicità di prodotti scelti da me oppure generiche di amazon come quella qui sotto. Se volete fare un acquisto su amazon.it di qualsiasi cosa (non solo l’oggetto che indico io) e ci arrivate tramite il mio sito cliccando sulla pubblicità io “guadagnerò” qualcosina da loro. E voi non spenderete nulla di più.

Se poi volete su craftsy ci sono in vendita alcuni miei modelli, si paga con paypal e vi arrivano dritti nella casella di posta senza spese di spedizione.

Oppure ci sono le donazioni via paypal, che mi sembrano davvero sfacciate (!) e non mi decido mai a inserire.

Ma se non potete o volete non ci sono problemi (i conti, come dicevamo, ci sono per tutti!) e sarò felice anche se mi mandate una foto di quello che realizzate con i miei modelli e tutrial (ora ho anche una pagina di flickr apposita!) o continuate a scrivere commenti o anche solo a pensarmi.

In fin dei conti, lo faccio per quello :)

AGGIORNAMENTO
Ho ricevuto un sacco di commenti, email e persino sms deliziosi da chi ha letto questo post e voglio in primo luogo ringraziarvi tutte per l’affetto, ma devo fare una precisazione dopo aver letto le vostre risposte. La mia non è assolutamente una critica al messaggio che riportavo all’inizio (di una ragazza molto carina che mi scrive via facebook). Il suo non era un intento di criticarmi o sminuire in alcun modo il “lavoro” gratuito che io faccio. Era semplicemente curiosa di sapere se io avessi in realtà qualche attività commerciale come capita nella maggior parte dei casi di chi fa tutorial in rete. Il suo messaggio mi è stato utile per fare un ragionamento e se volete un punto della situazione, e per questo la ringrazio. E non vi preoccupate, un altro tutorial è in fase di lavorazione ;)

Una pausa primaverile

E’ il momento di godersi il balcone, e non vi sembra una buona idea farlo con un bel thè o una bibita fresca? Magari uno sciroppo di sambuco? Fate ancora a tempo a raccoglierli (almeno nella mia zona, dove le temperature non sono ancora afose) e metterli in infusione per fare lo sciroppo. Io uso questa ricetta

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Sciroppo di sambuco

In un litro d’acqua fredda sciogliere 15gr di acido citrico e mettere in infusione 10-15 fiori grandi di sambuco e 2 limoni tagliati in 4.
Lasciate riposare per 2 giorni in un luogo tranquillo e fresco coperto da uno strofinaccio. Dopo i due giorni filtrate due volte, una prima volta con lo scolapasta e la seconda con un filtrino sottile. Versate in un apentola e mettete sul fuoco con 1kg di zucchero, mescolando. Quando lo zucchero si sarà sciolto aspettate che si raffreddi e imbottigliate.

Va tenuto in frigorifero, altrimenti può fermentare non avendo conservanti. Io modifico la ricetta sostituendo circa 1/3 dello zucchero con la panela, zucchero di canna non raffinato che mi ha consigliato la mia amica venezuelana Lourdes. Lo compro in un negozio cinese che tiene anche alimentari, ma credo si possa trovare nei negozi ben forniti di prodotti naturali.

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E ora che avete lo sciroppo e un paio di biscottini andate ad apparecchiare il tavolino in balcone :)

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E

Un po’ di tutto

Oggi mi sento molto Martha Stewart, cioè, non ho lavato i pavimenti né le finestre, non stiamo a esagerare qui. Però ho cambiato le lenzuola, fatto una lavatrice, sistemato i piatti, e messo su una focaccia. La focaccia nasce dal solito: devo portare qualcosa, è domenica e non c’è un supermercato aperto. Che si fa con quello che c’è in casa? Verdetto: focaccia con la pancetta. Ah, non dimentichiamo che ho anche pulito i vetri dell’acquario (e credetemi, non è cosa da poco), e mo’ vado a guardare un armadio che potrebbe star bene in camera. E ho anche fatto un po’ di foto arretrate da mostrarvi.

Per la precisione la mia borsetta di halloween, fatta appena uscita da Vicenza e portata per tutta la fine di ottobre. E pure oltre, mica siamo fiscali qui. Il modello è di “Le tricot”, niente sito web ma se volete andarci sta a Luserna s. Giovanni (TO).

Diciamo che le istruzioni mi hanno deluso come (quasi) sempre fanno tutti gli schemi presi a Vicenza e scritti da negozianti. Una foto in copertina e due pagine fotocopiate con istruzioni iper schematiche. Ma con pazienza e mooolta interpretazione ce l’ho fatta, ed ecco il risultato.

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Le stoffe vengono anche da Vicenza, e non smetto di ringraziare Viviana che ha acconsentito a dividerne una nel parcheggio per permettermi di fare la borsa con le mie 3 e la sua quarta che avevano finito allo stand! Il modello è abbastanza semplice, un grande quadrato che viene poi ripiegato a formare la borsa. Dentro una fascia a formare il vero “contenitore”.

E cosa mettere in una borsa di Halloween per renderla bella gonfia per le foto? Ma una rana, obviously. Il passanastro viene anche da Vicenza, un intero rotolo a un euro, tra l’altro è nastro animato ma ho sfilato il fil di ferro per poterlo cucire. Nastrini in tinta per la chiusura e bottoncini a tema per gli angoli.

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La focaccia è quasi pronta, l’odore non è male e se viene bene è un miracolo considerando che si trattava di ingredienti scarabocchiati su un pezzetto di carta e infilati alla meglio nel mio quaderno. Sospetto venga dalla prova del cuoco, ma ben prima che Antonellina se ne andasse per la maternità.

Focaccia “quel che ho in dispensa”

500gr farina
250cc latte o acqua
50gr olio
1cubetto di lievito
150gr pancetta
sale

Impastate, spiaccicatela nella teglia oliata e fatela lievitare 2 ore. Cospargete di sale grosso e un filo d’olio e mettete in forno a 250° per 20 minuti. Non garantisco i tempi, non ci ho proprio guardato ma diventerà bella dorata quando è pronta. La teglia per la cronaca è dell’ikea, io ho aggiunto un po’ di timo perchè ne ho tantissimo in balcone. E se vi affascina Martha Stewart, ha un’app per l’ipad di biscotti…

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