Come dare una pillola al gatto (ovvero, come ti frego il felino reticente)

Nuovo gatto=nuovi problemi, e questo va da sè. Se poi il gatto in questione viene dalla strada ed è pure pulcioso è ovvio che si prospetta all’orizzonte un problema abbastanza “verminoso”.

Per farla meno ironica, il nuovo gattino è arrivato con un carico di ben poco graditi ascaridi e coccidi, e li ha passati all’altra gatta di casa. Terapia: una pillola al giorno per una dozzina di giorni. Conoscendo la gatta di casa, mi sono sentita male.

Mentre il piccoletto è affamato e pronto a provare qualsiasi cosa gli si metta davanti al muso, la gatta di casa è molto più sospettosa e rifiuta qualsiasi profferta alimentare che non la convinca. Un giorno l’ho imbrogliata con la salsiccia “corretta”, un paio di giorni ho provato (per la frustrazione) con la maniere forti ma ho ottenuto una mano a brandelli, una gatta stressata e pezzi di pillola su tutto il pavimento.

Per fortuna ho avuto un’illuminazione che mi ha permesso di farle ingoiare tutte le pillole richieste in maniera non violenta e anzi, ritrovandomi con un gatto soddisfatto che si lecca i baffi!

Photo 1

Il segreto sono queste barrette di carne che vendono nei negozi di animali, io ho comprato questa marca ma sono tutte molto simili. Il mio negoziante mi ha spiegato che la qualità degli ingredienti di queste è infinitamente migliore di quelle della Whiskas che già avevo a casa e con cui avevo sperimentato con successo il giorno prima, tale era il suo entusiasmo che non ho avuto il coraggio di stroncarlo spiegandoli che in quell’occasione mi andava bene anche se fossero state di Tofu o di plastica, bastava che il dannato felino le ingoiasse.IMG 6344

Il sistema è banale: staccatene un pezzo e infilate la pillola (o mezza pillola nel mio caso, mettendola intera non sarei riuscita a nasconderla) senza rompere la barretta. Se la tagliate o spezzate sarà difficile poi richiuderla. Tendenzialmente l’odore di queste barrette è talmente appetitoso che non le masticano nemmeno, ma nel caso lo facessero una barretta aperta e richiusa tenderebbe a riaprirsi e il felino sospettoso mangerebbe l’esterno lasciandovi la pillola sul pavimento.

IMG 6346IMG 6348

Ed è tutto: basta premere un po’ i margini per richiuderla, l’odore della carne è talmente allettante che nemmeno la reticente gattaccia di casa ha avuto alcun ripensamento e ha ingoiato tutte le sue pillole ogni singolo giorno senza proteste. Testato su 3 gatti per ora ho un successo del 100% (ma il gattino nuovo conta poco, lui ti ingoia anche il dito se glielo tieni vicino abbastanza a lungo!). 

La foto dell’effettiva operazione di somministrazione è un po’ mossa ma purtroppo ero sola e con era facile tener ferma la macchina fotografica mentre la gatta cercava di strapparmi di mano il boccone.

 Photo 2

Se lo provate fatemelo sapere, avrei voluto pensarci prima, i vari tentativi fatti sino ad ora di blandire gatti con macinato, spuntì al tonno, salmone o ripieno di salsiccia sono stati spesso frustranti e i tentativi di darla forzatamente sono invece stati dolorosi! Spero di aver risparmiato fatica e problemi a qualcuno. Ho visto che in america vendono della Greenies dei croccanti con il foro proprio studiati per somministrare le pillole. Non li ho mai visti in vendita qui, ma in ogni caso il sistema casalingo è altrettanto efficace.

E per la risata finale, vi lascio un po’ di decaloghi comici su come dare le pillole ai gatti

IMG 6307NewImageNewImageNewImage

Miss furbizia e la valigia per Trinidad

La nostra miss Furbizia era davvero incasinata nel periodo precedente alla partenza e ha fatto la valigia la sera prima di partire (si, lo so, sto già cominciando a cercare giustificazioni, me ne rendo conto. E so che me l’avevi detto Susy…). Ma lei è furba, lei viaggia da sempre, e non ha bisogno di lunghe preparazioni. Lei SA cosa portarsi e anzi, mezza valigia l’ha graziosamente prestata per portare materiale che serviva a Carlo x il suo corso. Tanto ricordiamoci che lei ha sempre viaggiato con solo il bagaglio a mano e quindi avere una valigia da spedire è un lusso fin eccessivo. Con notevole previsione ha anche ordinato online due guide, che però x mancanza di tempo non ha nemmeno letto.
Ma torniamo alla valigia: dentro ci sono finiti tutti i vari caricabatterie, creme, maschera e qualche vestito. E sulla situazione vestiti vorrei soffermarmi perché qui la nostra amica ha dato il meglio di sè. A Trinidad fa caldo, e su quello non ci si sbaglia, quindi vestiti leggeri: cannottierine e costumi da bagno, un paio di vestitini svolazzanti (che a Trieste non li riesce mai a mettere perché è troppo pallida e sono corti), un paio di pantaloni lunghi di cotone leggero e un set da trekking (nella vaghissima speranza di riuscire a fare un giretto) composto da pantaloni leggeri da escursione, scarpe da trekking e una maglietta. Sta via due settimane.

Dimenticavo: una felpa pesantina e la giacca impermeabile.

Partenza con sveglia alle 4, rapida doccia per svegliarsi e infilamento dei vestiti precedentemente lasciati fuori più o meno alla rinfusa: cannottierina, maglia di cotone leggero, salopette leggera (si, non è comodissima per motivi tecnici ma almeno non ha cinture che suonano). Ai piedi le teva (sandalo in gomma da sport). Tanto fa caldo lì dice miss furbizia, ma per il freddo triestino delle 4 del mattino branca a caso una felpa. Arrivata allo scalo di Monaco ringrazia tutti i santi per averla presa…
24 ore di viaggio tra aerei con aria condizionata a palla, aeroporti gelati, e trasferimento da un terminal all’altro a Miami con una botta di caldo umido simile a un asciugamano bagnato gettato addosso. Ma come fa il tipo figo di CSI Miami a girare sempre in giacca e cravatta stirato come fosse un modello appena uscito dal camerino?
Per andare in bagno data la salopette ha fatto interessanti evoluzioni e strip tease, ma almeno è passata incolume al controllo a Miami: tolte le scarpe a quel punto l’unica cosa metallica che poteva suonare erano due orecchini! Ma per sicurezza l’addetta ha controllato che fosse davvero un fazzoletto quello in tasca.

Arrivo al b&b quasi alla loro mezzanotte, che per lei erano… Le 5 di mattina? Ho perso un pò il senso del tempo.
Ma non divaghiamo, volevamo sottolineare la grande capacità organizzativa della nostra eroina in trasferta. Primo giorno, accompagna Carlo all’università dove deve tener il workshop e si mette i pantaloncini e LA maglietta, giusto per non sembrare troppo svestita. Visita guidata del dipartimento di fisica, occhieggia le ragazze che sono in jeans e magliette, molto più coperte di noi e decisamente meno appariscenti. Si mette a leggere finalmente la guida. Finisce sul capitolo “donne in viaggio da sole” (mitiche rough guides) dove mettono in guardia dai rischi legati a non essere accompagnate mentre si gira per Trinidad. A quanto pare il turismo sessuale femminile è comunissimo ai Caraibi (Cosaaa? potete anche chiamarla miss ingenua ora) e una donna sola viene vista subito come una possibile cliente e fermata con insinuazioni e inviti alquanto diretti. Soprattutto in spiaggia una donna sola è (quasi) sempre in cerca di sesso e diciamo che lo può trovare facilmente. La guida continua dicendo che se non è quello che volete, non andate in giro da sole e ovviamente non vestitevi con abitini scollati. Le donne locali fanno persino spesso il bagno con maglietta e pantaloncini.
A Miami avevo comprato una T-shirt al nipotino piccolo con un alligatore, ma mi sa che mi toccherà usarla io, e urge una visita a un negozietto per acquisire qualche capo di abbigliamento più consono. Per ora mi sa che io e la mia maglietta avremo un lungo periodo di frequentazione.

zompettando per stagnetti

Miss Furbizia ha trovato un incarico nel suo campo, e saltella al pari dei suoi ranocchi tra uno stagno e l’altro.

In una settimana ha:

  • quasi perso uno stivale di gomma in uno stagno, ritrovandosi con uno stagnetto personale all’interno dello stesso.
  • ridotto le mani a uno schifìo a causa dei rovi, producendo anche un simpatico gioco di tria fatto di graffi sulle gambe
  • cacciato le mani nell’acqua sorgiva in caccia di rane fino a non sentire più le dita e doversi affidare alla vista per controllarne il numero effettivo (di dita, non di rane!)
  • sentito con interesse le rane verdi gracidare, sentito con inquietudine un capriolo abbaiare, sentito con orrore una pantegana rosicchiare
  • schiacciato un numero di zecche imprecisato (ma tendente a >50) sui pantaloni contandone solo 3 una volta a casa
  • discusso con ovature e larve nella delirante speranza che si determinassero da sole
  • usato un machete (con scarsissimo sucesso per quanto riguarda l’eliminazione dei rovi ma ottimo successo personale non essendosi danneggiata con lo stesso)
  • ricontrollato di essere ancora in grado di contare fino a 300 (quantificando le ovature)
  • scoperto come distinguere due rane rosse quasi identiche aumentando la propria fiducia in sè stessa
  • dubitato che “anna che da grande vuole fare la naturalista” sappia a cosa va incontro
  • preso un sacco di pioggia
  • sporcato tutto lo sporcabile di fango

Sono molto contenta

P3200048.JPG

Ci si cala nell’abisso…

Nuovo anno, nuova grotta :) Dopo vari contrattempi e occasioni rimandate io e Lucia siamo riuscite a intenerire (modello occhioni tristi e speranzosi) uno degli istruttori del gruppo speleo a portarci in grotta. Mi presento alla sede del gruppo e aspettando il nostro personale Caronte chiacchero un po’ e confesso la mia irrazionale paura non di cadere in profondi abissi, ma di restare bloccata in una strettoia. Scopriamo quale è la grotta selezionata per l’uscita: L’abisso Romano Ambroso. Prima riga della descrizione sul catasto grotte: “Una volta superata la strettoia iniziale, si scende…” poco oltre “Verso il fondo di questa s’apre uno stretto pertugio…” Chiedo in giro informazioni su quanto stretto sia lo stretto pertugio e vengo rassicurata “stretto era stretto, ormai pero` con tutte le persone che ci sono andate si sarà allargato”

Te pareva.

201002031935.jpg

Appuntamento per la domenica mattina alle 8. Miss Furbizia passa il sabato tra vari impegni con il tarlo in fondo al cervello che continua a ripeterle “ma tu sei sicura sicura di ricordarti come si faccia??” E poi hai ben letto “stretto pertugio”? Miss passa il sabato sera a riguardarsi l’attrezzatura avuta in regalo a Natale: un discensore, una maniglia e un croll nuovi di zecca e a rileggersi le istruzioni sulla Progressione in grotta. Va a dormire alquanto agitata e ovviamente resta sveglia quasi tutta la notte. Vabbè, l’ideale.

Si raggiunge la grotta (con il colpo di fortuna che la nostra piccola smemorata e pecora nera dell’orientismo riesce miracolosamente ad essere utile nell’indicare dove si trovasse l’orrido, essendo a pochi metri da una delle poche grotte in carso che lei sa raggiungere. Yeah) Si alza un bancale che ne copre l’apertura e miss Furbizia medita un dietro front.

IMGP3731.JPG

L’istruttore comincia a sistemare l’attrezzatura per entrare e dopo poco avverte che qualcuno può seguirlo. Siamo in 3 con poca esperienza, io sembro la più convinta (giusto per darvi l’idea della media!) e mi decido ad entrare. Tiro un sospiro, comincio a infilarmi nel pertugio chiedendomi chi me l’ha fatto fare e cerco un appoggio per i piedi (che ovviamente non vedo visto lo spazio esiguo). Appena riesco a poggiare un piede sento un rumore assordante sotto di me: sembra caschi tutta la volta della grotta e i rumori di caduta sono punteggiati da varie esclamazioni colorite di Ilario. Mi ghiaccio sul posto, lo stomaco annodato, convinta di aver dislocato un masso di proporzioni immani e di aver stecchito l’istruttore… So che razionalmente avrei dovuto rendermi conto in primo luogo che Ilario non poteva essere morto dato il variegato numero di epiteti che continuavano a sentirsi, e in secondo luogo che non potevo aver causato un tale fracasso da sola. Tantè che con un filo di voce gli chiedo notizie (più precisamente, nell’ordine: “Ilario sei vivo?” “e sei tutto intero?” “ed è colpa mia?”). Rassicurata dai SI, SI e NO ho ricominciato a scendere, e arrivata a terra (ma si dice a terra quando sei sotto-terra? Ne dubito) ho scoperto cos’èra accaduto. Una stalagmite su cui voleva fissare la corda non era tanto stabile quanto sembrava, ed è crollata causando solo un rumore bestiale e un mezzo accidente sia a lui che a me.

IMGP3700.JPG

Continua la descrizione del catasto: “si giunge in una caverna, ricca di belle concrezioni“. E qui non ci piove.

IMGP3707.JPG

IMGP3713.JPG

IMGP3717.JPG

Non vi ho mostrato il rilievo!

….
  skitched-95.jpg

…..

skitched-95-1.jpg

Carino, vero? Quindi dopo la caverna concrezionata troviamo lo stretto pertugio (che invece era bello larghino stavolta) e poi: “l’imbocco del pozzo interno che sprofonda per oltre 60m, tra imponenti lame d’erosione“. Ecco, già il termine sprofonda non mi rallegra proprio, poi dovevamo proprio metterci anche le lame? Sembra la descrizione di un livello di gioco fantasy… Si comincia la discesa che si interrompe dopo… 5 cm? Perchè l’istruttore ha difficoltà a trovare i punti dove fissare la corda e io mi ritrovo per circa 20 minuti appesa a mezzo metro di distanza dagli altri, che comodamente seduti si divertono a prendermi in giro e progettano di pranzare nel frattempo. Sgrunt. Si arriva in fondo e dopo la pausa pranzo si risale, e posso inaugurare i miei altri due orpelli nuovi: croll e maniglia. Per inciso (sia mai che passasse un vero speleologo di qui) il mio ventrale (croll) è della CT, e lo amo e lo adoro. Molto meglio di quello della Petzl che ho usato al corso che non si sganciava in nessun modo sotto carico. Lo stra consiglio.

201002031944.jpg

La risalita è lenta e inesorabile, stavolta la gravità non aiuta e come dicevo in passato si sale come un vermiciattolo. Per la prima parte la salita è allietata da Ilario che, subito sopra di me, intona varie canzoni (repertorio vastissimo dalla romanza al pop americano passando per i classici delle bettole). ma la strada è lunga (o sarebbe meglio definirla “alta”?) e la nostra piccola eroina si trova dopo un po’ sola. In un grande pozzo profondo sola soletta, appesa alla sua cordicina, l’unica compagnia è quella dei 14 led del casco (sembrano tanti ma non illudetevi), l’unico rumore il mio respiro (sempre più corto). Sola, come l’odiosa particella di sodio…

skitched-20100203-204541.jpg

Ecco, lì miss Furbizia un po’ si è terrorizzata, soprattutto quando nessuno rispondeva perchè o erano fuori portata d’udito o ascoltavano le cuffiette in attesa di poter salire. Sgrunt.

Si riguadagna la caverna e manca l’ultima risalita e la famosa strettoia. Ottimo, dopo essermi lamentata profusamente su quanto mi spaventasse, aver confessato a tutti la paura di restare incastrata quando sono arrivata al punto… non c’era nessuno eventualmente a tirarmene fuori!!! Ma anche queste volta (seppur in parte strisicando) uscirono a riveder le stelle…

IMGP3730.JPG

e domenica si ripete :)

il crollo delle visite: miss furbizia il lunedì mattina

Mi arriva l’email settimanale con il riassunto degli accessi al blog e la situazione è questa:

Trash (436 messages).jpg

Ahhhh! Nessuno mi ama più, nessuno viene a trovarmi!!! Ho scritto qualcosa di orribile che ha cacciato via in toto le mia amatissime lettrici!!! Sono ripiombata nel profondo anonimato, sob sob

ARGH!

   ShinyStat™-1.jpg

Poi ci penso… ho cambiato il layout del blog a inizio mese… non è che ho tolto il plugin che conta quante persone accedono e manda i dati al sito che fa le statistiche? ehm… Mò lo rimetto…

Dopo un’ oretta la barra comincia a risalire… Grazie!

ShinyStat™ - Statistiche Account borsedigaya.jpg

Sospirone…

Consigli sui frazionamenti

Trattandosi questo di un blog di servizi*, oggi vi propongo una lista di interessanti passatempi da mettere in atto mentre si è in grotta e si attende che si liberi il frazionamento sucessivo.

Parlo arabo? Avete pienamente ragione, vi faccio un disegnino per farmi capire meglio…

110.jpg

Quindi: i frazionamenti in parole povere sono degli attacchi lungo il pozzo che lo dividono in più parti, o come dice il mio già citato amico Tolo “Il frazionamento altro non è che un ancoraggio naturale od artificiale sul quale si aggancia un moschettone entro il quale si passa annodandola opportunamente la corda in modo da evitare punti pericolosi per la salute della stessa.”

Un sec per il disclaimer nel (malaugurato) caso passassero di qui dei veri speleologi che inorridirebbero guardando i punti dove ho piazzato i frazionamenti. Ammetto candidamente che nel disegno li ho messi in modo casuale, e quindi NON rispecchiano la posizione in cui si trovavano domenica nè quella in cui potrei mai consigliare di metterli. Se mai qualcuno fosse così folle da chiedere a me dove metterli. Cosa che grazie al cielo non potrebbe mai avvenire.

Quindi dicevamo: state risalendo o scendendo il suddetto pozzo (che nel mio caso domenica era di 80 m. Si, 80m, sapete quanto sono? Quasi 3 balenottere azzurre! Seguiranno dettagli completi) e vi trovate bloccati lì perchè sopra o sotto di voi ci sono altri spleleo allievi che sono alle prese con la loro battaglia personale con il simpatico frazionamento. Non ci si può spostare nè in su nè in giù, e tutto quel che resta è aspettare penzolando dalla corda in attesa di poter avanzare, in compagnia del proprio istruttore che vi penzola a fianco sulla sua corda. E che si fa nel frattempo?

Ecco qualche simpatico suggerimento su cosa fare e soprattutto NON fare:

  • Non guardare giù. No no no, non lo fare assolutamente. Nemmeno per curiosità
  • Non prestare attenzione al tuo istruttore che con occhio critico analizza i nodi sulla corda da cui stai/sta penzolando e ne commenta la correttezza
  • Discuti di politica. Consigliabile solo se l’istruttore è del tuo stesso schieramento. Voi fareste irritare gratuitamente un medico mentre vi sta operando o l’esaminatore dell’esame di guida? L’idea è quella ;)
  • Non porti il minimo dubbio sulla tenuta di chiodi, piastrine, moschettoni e corde, nè sull’abilità di chi li ha piazzati in sede. Vivilo come un atto di fede
  • Non ascoltare eccessivamente il tuo istruttore che per fare conversazione comincia a raccontarti di aneddoti speleologico più o meno tragici, più o meno comici. Tutti comunque inquietanti visti dalla tua attuale posizione penzolicchiante
  • Prendi fiato (forse l’unico consiglio utile!)
  • Continua a NON guardare giù. Te lo ripeto, non ne verrà nulla di buono.
  • Fai salotto chiaccherando del più e del meno mentre cerchi di non ruotare sul tuo asse
  • Ignora il fatto che l’imbrago ti sta segando svariate zone delicate
  • Se stai scendendo, ignora il fatto che poi dovrai risalire. Un problema per volta per cortesia.
  • Anche se muori di fame/sete evita di ravanare tra tasche e sacchi, non si sa mai.

PB220026.JPG

*Beh, che il blog dia un servizio è indiscutibile, che poi questo sia di utilità o meno è un altro paio di maniche!

MIss Furbizia spleleologa. Parte seconda in cava. Sgrunt

Miss Furbizia, uscita tutto sommato indenne seppur coperta di lividi dalla sua prima escursione in cava appesa all’imbrago, va alla lezione teorica con spavalda tranquillità. Con l’atteggiamento tranquillo di chi sa di aver concluso il suo compito.

E ovviamente scopre che la lezione non è stata sufficiente, mancano concetti indispensabili che il mio guru della prima uscita non sapeva di dovermi spiegare. Ahhh! Appuntamento per il giorno dopo, quando ovviamente la nostra eroina aveva già degli impegni improrogabili. Con saltellii e telefonate varie riesce a liberarsi nella tarda mattinata e dopo alcune ore a massacrarsi la schiena spostando sassi e a rendersi uno schifìo con il fango, si presenta con smagliante sorriso presso la cava, trascinando la borsa ikea con tutto l’armamentario.

Ma non la stessa cava dell’altra volta, che era carina, piccina picciò con una parte iniziale con dolce pendio che bastava a farti prendere coraggio per scendere. No, questa cava è più alta, circa 25m, e ha un’unica parete perfettamente liscia e perpendicolare. Ti fa sentire Spider man in procinto di scalare la parete di cristallo di un grattacielo.

Grunt.

IMG_0600.jpg 200911131626.jpg

Come arriva la sua amica è appesa a una corda con sguardo poco convinto, ormai penzola da un paio d’ore e la poverina è decisamente stufa. Ma è arrivata lei, la nostra miss Furbizia, che indossa l’imbrago con la stessa nonchalance di un vestitino da sera in lamè, aggancia la ferraglia al maillon (l’ennesimo pezzo di ferraglia) e zompetta con sicurezza dalla sua corda.

200911131628.jpg

Si sale, quindi aggancia l’attrezzatura e come il vermetto della settimana scorsa si allunga e si contrae guadagnando la strada.

Arrivata in cima la cosa si fa affascinante: mentre risalire scavalcando il gradino è stato comico, scendere il gradino si fa tragicomico… Caliamo un velo pietoso.

Il cambio di direzione funge abbastanza bene, ben più tragica è la cossiddetta “discesa sui bloccanti”. Praticamente il risultato voluto sarebbe poter scendere in maniera semplice quando tutto l’ambaradan è sistemato per salire, sgan ciando per brevi tratti i due blocchi sulla corda. Il risultato ottenuto invece assomiglia sempre al concetto cotechino appeso a stagionare, mentre miss Furbizia cerca con disperazione di sganciare con una mano il bloccante, con l’altra di tenersi alla maniglia, con un piede puntellarsi al pedale e possibilmente fischiettare un motivetto simpatico.

200911131635.jpg

Dopo una decina di minuti la nostra simpatica eroina ruota ancora con lentezza sul suo asse corduto, l’istruttore con estrema gentilezza arresta quello che sembrava essere un moto perpetuo per spiegare nuovamente il sistema. In risposta al caloroso ringraziamento di miss Furbizia per la riguadagnata posizione statica risponde che gli stava dando la nausea vederla ruotare… I tentativi di strisciamento giù per la corda continuano a farsi disastrosi, chiedete a un verme di strisciare alla rovescia e capirete le mie difficoltà…

Ma il non plus ultra l’abbiamo all’ultimo passaggio: la spiegazione di come passare da una corda a un’altra, nell’eventualità che quella su cui siamo sia corta o danneggiata. Il principio di base è sempre di sganciare con ordine tutta l’attrezzatura e riagganciarla sull’altra corda, ma qualcosa va storto. Sarà la stanchezza ma al momento di passaggio miss fa un gran casino, ci sono 2 corde, i soliti 30 pezzi di ferramenta in zona inguinale, lei blocca la corda, fa tutti i passaggi ma nel momento di doverla sbloccare di nuovo scopre che il nodo è fatto così così.

….

….

….

No, niente panico, la situazione è precisamente l’opposto di quello che pensate. Non ha rischiato di finire spatasciata sul pavimento calcareo della cava, molto meno drammatico… non riusciva più a uscirne! La corda era strozzata e i simpatici xxkg di miss rendevano lo sciogliere il nodo pressocchè impossibile. Tutto ciò avveniva alla vertiginosa altezza di 100cm. L’istruttore (ora rinominato secondo santo martire) vedendomi dondolare in modo pietoso, decide di venire in mio soccorso (vista soprattutto l’ora tarda). MI alza di peso poco cerimoniosamente mi invita a sciogliere il nodo gordiano in quel modo. A quanto pare la cosa non è sufficiente, e si prova il sistema opposto: la nostra eroina si issa sulla sua corda e il povero santo traffica con le corde per liberare la malcapitata. No comment.

Ma anche questa volta abbiamo portato la giornata a casa, e la domenica dopo c’è stata la prima uscita in grotta :)

A breve su questi schermi

Ultima nota: la foto qui sotto non è di miss Furbizia, ma della sua amica ivi strascinata. La pubblico (senza il suo consenso, quindi a grave rischio di scomunica) per mostrarvi la differenza di espressione e di atteggiamento tra lei e l’istruttore. Impagabile!

IMG_0607.jpg

Miss Furbizia e il corso speleo. Prima parte

Miss furbizia decide di iscriversi al corso speleo. Ma scendiamo nei dettagli per ben farvi comprendere la sua “furbaggine”: ad essa non è sufficiente incasinare la propria vita sopravvalutandosi e considerandosi idonea a calarsi nelle viscere della terra appesa a un’esile cordicina. No, no, lei ama coinvolgere le persone nelle cose, e quindi ha convinto (con dolce violenza), ben 4 e ripeto QUATTRO care amiche ad unirsi a lei iscrivendosi al medesimo corso di speleologia. La prima lezione teorica già si tinge di assurdo, quando l’istruttore (peraltro gentilissimo e simpatico) si lascia sfuggire la possibilità che la lampada a carburo possa esplodere se non viene ben controllata. Lo scopo era ovviamente incutere un sacro rispetto per l’attrezzatura e la sua manutenzione in generale, decisamente utile quando da questa dipende la tua sicurezza. Il risultato è stata di far nascere un terrore atavico nei confronti della lampada in questione, che ora guardo con la stessa espressione che una aracnofobico riserva a una grossa tarantola pelosa sul suo cuscino. Anche perchè la domanda sulla frequenza di queste esplosioni di lampade, fatta dalla sottoscritta con un filo di voce, ha scatenato l’ironia degli istruttori durante il resto della lezione, che hanno continuato a buttare lì ogni 10 minuti un commento adeguato del genere “se la lampada non è già scoppiata…” “quando la lampada scoppia…”, “dopo che la vostra lampada sarà scoppiata…”.

Attendo con ansia che le lampade a carburo vadano fuori legge…

Ma torniamo all’uscita: miss furbizia non riesce a partecipare all’uscita collettiva per impegno improrogabile (cresima del nipotino!), e viene aggregata a 4 ragazzi già esperti che devono imparare come armare una grotta. Praticamente la nostra funge da palla al piede, non ci stupisce per nulla. L’istruttore (che ammiro come una divintà per la sua pazienza) ha come compito per la giornata di spiegare a loro come armare (che per chi non fosse a conoscenza dei termini (faccio la sborona, ieri non lo sapevo manco io!) vuol dire inserire i vari attacchi e le corde per far scendere le persone) e di spiegare a me come scendere. E salire. E non terrorizzarmi.

All’arrivo la nostra eroina viene bardata di tutto punto: infilata in un imbrago viene poi appesantita con qualche chilo di ferraglia varia, corde e fettucce che risalgono e si avviticchiano come i cavi del computer sotto il tavolo. In testa calato un elmetto (grazie al cielo non connesso alla temibilissima carburo) con fettuccia che continua ad allentarsi aumentando l’effetto “cucciolo pronto per la miniera”.

200910280853.jpgPA240049.JPG  

Si sale fino alla sommità della cava, e cominciano le spiegazioni su come scegliere i giusti attacchi, i nodi corretti e via dicendo. Miss ascolta con interesse, e si distrae abbondantemente. Dopo le spiegazioni si passa alla sistemazione degli attacchi, e i ragazzi scendono avvitando i vari pezzi e sistemando le corde. Finito di sistemare la via, è il turno della nostra eroina, che viene rimessa in piedi, collegata alla corda e invitata a scendere. Va tutto bene per circa 10 passi (un meraviglioso falso piano che dà tanta sicurezza) ma poi tocca calarsi davvero, e non manca l’occasione per dare voce all’ovvio “ma c’è un buco lì….”.

PA240050.JPG

La foto purtroppo non rende l’espressione… meglio per voi…

Facciamola breve: la prima cosa richiesta era di stare discosti dalla parete, puntandosi con i piedi come fanno i due ragazzi nella foto (essi sanno appunto quello che fanno).

PA240048.JPG

È risultato invece in un effetto lucertola, tatuata sulla parete come i graffiti della foto… Ma ancora ancora andava benino, fino al primo frazionamento. Tragedia. Orrore. Vi riporto le parole di un mio amico che descrive in maniera veramente simpatica l’ABC della speleologia:

…abbiamo confezionato questo frazionamento anche chiamato spezzamento che sarà la prossima tortura alla quale noi da sadici vi sottoporremo. Il frazionamento altro non è che un ancoraggio naturale od artificiale sul quale si aggancia un moschettone entro il quale si passa annodandola opportunamente la corda in modo da evitare punti pericolosi per la salute della stessa.

Alessandro Tolusso, Materiali e tecniche spelelogiche -nozioni di base. Commissione Grotte Eugenio Boegan

Un passaggio di moschettoni e discensori che come ballerine di fila passano saltellando con grazia da una corda all’altra. Questo nelle mani dell’istruttore. Nelle mie, simile alla ippopotamessa (o ippopotama?) di Fantasia si arrovellano e di incastrano.

200910280917.jpg

Ma il bello viene all’ultimo passaggio, quando l’agile speleologo (che ora so, ha addominali d’acciaio) si issa puntando i piedi in un’ansa di corda e sgancia il moschettone dal muro. Al terzo tentativo, avendo ottenuto lo stesso innalzamento di un formica che alza il capino, l’istruttore mi guarda perplesso e io ammetto che le gambe mi tremano a tal punto da non riuscire ad alzarmi… Ma alla fine ce la faccio.

Arrivata all’ultimo frazionamento mi passa per la testa la forte tentazione di mugolare un “qualcuno mi faccia scendereeeeeeeeee” ma che diamine, teniamo duro e arrivo in fondo. E con fondo intendo fondo davvero, perchè finisco seduta dopo una frazione di secondo visto lo stess e i muscoli doloranti. Vengo lasciata lì a riprendermi mentre gli altri ricominciano a studiare come fissare le corde.

Dopo una mezzora di pausa (e 3 telefonate deliranti a parenti/moroso/amici) vengo recuperata e risbattuta sul campo. Tocca risalire. E qui (strano ma vero) la cosa va mooolto meglio. wormy.gif

Il movimento è quello dei due amichetti qui; non sapevo quale scegliere… quello sopra è un classico vermesco, ma i miei capelli mi fanno assomigliare moooolto di più a quello sotto. Ehm. Ed è pure più lento, rendendolo più verosimile.

Dicevo il movimento è questo, ma in verticale. Anche qui vi rimando all’articolo del mio amico per una descrizione molto più tecnica.
animl53.gif

La seconda discesa è andata meglio, l’unico momento di tragedia è stato da un frazionamento quando non riuscivo in nessun modo a far combinare la corda nel discensore, e mi sono ritrovata avviluppata come un cotechino. E in quale punto? Quello al sole of course, quando il sole appunto era riapparso e noi eravamo bardati in caldissimi pile, su una parete bianca che cominciava a scottare. Piccole lucertole alla bollitura.

Da ricordare anche il momento in cui, appesa a uno sperone, ruotavo su me stessa con la stessa grazia del cotechino durante la stagionatura.

200910281741.jpg

Chiudo con le parole di Tolo, sempre dal sito della Commissione Grotte Eugenio Boegan. Parole cariche di poesia e ironia…

Andando avanti così frazionamento dopo frazionamento vi troverete finalmente fuori: stanchi e sporchi giurando che questa è la prima ed ultima volta che mettete piede in una grotta e che con l’indomani cambierete sport. Dopo una mezz’ora che vi sarete cambiati ed avrete bevuto qualcosa verrete a chiedere in quale grotta andremo la prossima domenica. Se farete così vuol dire che siete rovinati e che continuerete a scendere, nelle viscere della terra, ed a risalire dopo esservi sbattuti con i vostri sacchi sulle pareti di qualche pozzo ogni fine settimana entrando così nella folta schiera degli Speleodipendenti. PA240051.JPG

Tra due domeniche si riprova…

PS: per chi non fosse avvezzo alle avventure di miss furbizia, avverto che esse sono sempre cariche di ironia e le situazioni vengono lievemente esasperate nei racconti.

Forse

Non è detto

Vi lascio il dubbio