Miss Furbizia, uscita tutto sommato indenne seppur coperta di lividi dalla sua prima escursione in cava appesa all’imbrago, va alla lezione teorica con spavalda tranquillità. Con l’atteggiamento tranquillo di chi sa di aver concluso il suo compito.
E ovviamente scopre che la lezione non è stata sufficiente, mancano concetti indispensabili che il mio guru della prima uscita non sapeva di dovermi spiegare. Ahhh! Appuntamento per il giorno dopo, quando ovviamente la nostra eroina aveva già degli impegni improrogabili. Con saltellii e telefonate varie riesce a liberarsi nella tarda mattinata e dopo alcune ore a massacrarsi la schiena spostando sassi e a rendersi uno schifìo con il fango, si presenta con smagliante sorriso presso la cava, trascinando la borsa ikea con tutto l’armamentario.
Ma non la stessa cava dell’altra volta, che era carina, piccina picciò con una parte iniziale con dolce pendio che bastava a farti prendere coraggio per scendere. No, questa cava è più alta, circa 25m, e ha un’unica parete perfettamente liscia e perpendicolare. Ti fa sentire Spider man in procinto di scalare la parete di cristallo di un grattacielo.
Grunt.

Come arriva la sua amica è appesa a una corda con sguardo poco convinto, ormai penzola da un paio d’ore e la poverina è decisamente stufa. Ma è arrivata lei, la nostra miss Furbizia, che indossa l’imbrago con la stessa nonchalance di un vestitino da sera in lamè, aggancia la ferraglia al maillon (l’ennesimo pezzo di ferraglia) e zompetta con sicurezza dalla sua corda.

Si sale, quindi aggancia l’attrezzatura e come il vermetto della settimana scorsa si allunga e si contrae guadagnando la strada.
Arrivata in cima la cosa si fa affascinante: mentre risalire scavalcando il gradino è stato comico, scendere il gradino si fa tragicomico… Caliamo un velo pietoso.
Il cambio di direzione funge abbastanza bene, ben più tragica è la cossiddetta “discesa sui bloccanti”. Praticamente il risultato voluto sarebbe poter scendere in maniera semplice quando tutto l’ambaradan è sistemato per salire, sgan ciando per brevi tratti i due blocchi sulla corda. Il risultato ottenuto invece assomiglia sempre al concetto cotechino appeso a stagionare, mentre miss Furbizia cerca con disperazione di sganciare con una mano il bloccante, con l’altra di tenersi alla maniglia, con un piede puntellarsi al pedale e possibilmente fischiettare un motivetto simpatico.

Dopo una decina di minuti la nostra simpatica eroina ruota ancora con lentezza sul suo asse corduto, l’istruttore con estrema gentilezza arresta quello che sembrava essere un moto perpetuo per spiegare nuovamente il sistema. In risposta al caloroso ringraziamento di miss Furbizia per la riguadagnata posizione statica risponde che gli stava dando la nausea vederla ruotare… I tentativi di strisciamento giù per la corda continuano a farsi disastrosi, chiedete a un verme di strisciare alla rovescia e capirete le mie difficoltà…
Ma il non plus ultra l’abbiamo all’ultimo passaggio: la spiegazione di come passare da una corda a un’altra, nell’eventualità che quella su cui siamo sia corta o danneggiata. Il principio di base è sempre di sganciare con ordine tutta l’attrezzatura e riagganciarla sull’altra corda, ma qualcosa va storto. Sarà la stanchezza ma al momento di passaggio miss fa un gran casino, ci sono 2 corde, i soliti 30 pezzi di ferramenta in zona inguinale, lei blocca la corda, fa tutti i passaggi ma nel momento di doverla sbloccare di nuovo scopre che il nodo è fatto così così.
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No, niente panico, la situazione è precisamente l’opposto di quello che pensate. Non ha rischiato di finire spatasciata sul pavimento calcareo della cava, molto meno drammatico… non riusciva più a uscirne! La corda era strozzata e i simpatici xxkg di miss rendevano lo sciogliere il nodo pressocchè impossibile. Tutto ciò avveniva alla vertiginosa altezza di 100cm. L’istruttore (ora rinominato secondo santo martire) vedendomi dondolare in modo pietoso, decide di venire in mio soccorso (vista soprattutto l’ora tarda). MI alza di peso poco cerimoniosamente mi invita a sciogliere il nodo gordiano in quel modo. A quanto pare la cosa non è sufficiente, e si prova il sistema opposto: la nostra eroina si issa sulla sua corda e il povero santo traffica con le corde per liberare la malcapitata. No comment.
Ma anche questa volta abbiamo portato la giornata a casa, e la domenica dopo c’è stata la prima uscita in grotta
A breve su questi schermi
Ultima nota: la foto qui sotto non è di miss Furbizia, ma della sua amica ivi strascinata. La pubblico (senza il suo consenso, quindi a grave rischio di scomunica) per mostrarvi la differenza di espressione e di atteggiamento tra lei e l’istruttore. Impagabile!

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L’espressione e soprattutto la posizione dell’istruttore sono favolosi! Ma di chi è la manona sulla scarpa stile “Mo ti tengo, sennò dondoli”?
Dell’altro istruttore, da cui deduci la vertiginosa altezza a cui si svolgeva l’azione!
Gaya
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