Le avventure di Penelope Gaia

A settembre è fatta: si va a Lucca, ormai è deciso. Solo io e il mio nipotino più grande, che chiamare con un diminutivo è ormai anacronistico considerando che va alle superiori ed è più alto di me. Lo ammetto, non sapevo a cosa andassi incontro. Cioè, capitemi, ho viaggiato, sono stata in posti abbastanza allucinanti, ho visitato fiere di ogni tipo e dimensione, non mi sono minimamente preoccupata di una “banale” fiera del fumetto situata tra l’altro in una splendida cittadina medioevale in Toscana. Figuriamoci.

E qui sta il mio errore, ho sottovalutato la fiera del fumetto.

E quindi, in chiave semi seria, ecco la mia guida a cosa vai incontro andando a Lucca comics, banale e scontata per chi ci va abitualmente. Ma se servirà anche solo a salvare i piedi di qualche avventato visitatore dalle vesciche, ne sarà valsa la pena. E per una guida più “seria” comprate da Shockdom “Guida alla fiera del fumetto” (che io ho autografata!).

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Ci sono due cose principali da preparare in ampio anticipo: la prenotazione alberghiera e il cosplay. Lucca è bella, bellissima, ma diciamocelo, è formato mignon. Quindi la caccia alla prenotazione selvaggia comincia con un anno di anticipo. No, non sto scherzando, sul sito ufficiale di facebook per Lucca comics già fioccano le richieste di conferma delle date del 2012 in modo da prenotare l’albergo. Io non ne sapevo nulla, e bella tranquilla mi sono ritrovata a cercare su booking.com una sistemazione i primi di settembre, considerandomi particolarmente furba a farlo con quasi due mesi di anticipo.

Sventura, sciagura!!

Dopo ricerche affannose mi sono ritrovata a prenotare per disperazione in un mega albergo alle porte di Pisa, ripromettendomi di cercare con più cura nei giorni successivi e ovviamente fallendo nei tentativi e capitolando miseramente. L’albergo tra l’altro era a circa 40km da Lucca (si, Lucca e Pisa sono vicine, ma dipende da che LATO di Pisa vuoi raggiungere, e poi l’autostrada fa giri allucinanti) ma nonostante questo al tavolo della colazione tutti discutevano di cosplay e fumetti, risollevandomi il morale (per il vecchio vecchissimo detto “Mal comune, mezzo gaudio”). Quindi, prima perla di saggezza: se pensi di andarci, prenota ORA.

Tanto su booking.com potete disdire la prenotazione anche negli ultimi giorni, quindi 1-4 novembre 2012, correte a prenotare.

Che giorni andare? Anche qui, incoscienza totale. Io ho prenotato un po’ a caso, ovviamente dipende dai vostri impegni lavorativi ma sabato e domenica c’è la gara di cosplay e merita davvero essere presenti almeno uno dei due giorni. In quelle due serate ci sono i concerti più interessanti, ma se cercate fumetti particolarmente difficili meglio esserci per l’apertura prima che scompaiano (non ho avuto la tazza di Shockdom, sigh). Girare agghindata da Sailor moon in giorni lavorativi, mentre la gente va in ufficio o compra il pane può poi essere lievemente imbarazzante (non se hai 16 anni, come mi ha fatto notare mio nipote, argh),

Poi ci sono le categorie di visitatori:

  • i fumettari esaltati. Che cerchino l’ultimo numero di un manga ultra moderno o una copia di tex willer degli anni cinquanta, sono fatti dello stesso stampo. Si muovono tra gli stand seguendo una mappa mentale precisissima inseguendo l’elusivo numero 12 o 120. Per poi leggerlo mentre sono in coda o aspettano qualcuno.
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  • i cosplayer, una categoria variegata e affascinante, di cui parlerò in dettaglio più avanti.
  • gli accompagnatori. Creature innocenti che si trovano travolte in una spirale di fumetti e fumettari senza quasi rendersene conto. Arrivano alla fiera con i figli/nipoti/amici credendo di poter passare una normale giornata, e si ritrovano ad allungare il collo nella speranza di riuscire a ritrovare il loro “protetto” temporaneamente perduto in un padiglione sovra affollato, a tenergli il posto in fila mentre scompaiono per missioni fumettistiche, a boccheggiare in padiglioni con 50°…

COSPLAY

E questo è il capitolo più interessante. Lo ammetto, salvo conoscerne l’esistenza, non sapevo altro. E quindi vi descrivo la mia innocente e sbigottita esperienza. I Cosplayer si dividono in 4 gruppi:

  1. Quelli che lo comprano. Categoria vituperata, acquistano i costumi online e li mettono orgogliosamente alle fiere. Poco originali, si salvano solo se in gruppo (il gruppo guadagna sempre punti rispetto ai singoli)

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  2. La massa, che si costruisce i vestiti in casa in maniera più o meno elaborata e costosa, mettendoci impegno (loro, della mamma o della sarta ovviamente). Qui rientriamo anche noi, ma anche una meravigliosa Belle (fatta a mano da lei e assediata dai fotografi), un Asassin’s creed (su cui credo abbia sofferto la mia amica Chiara per la realizzazione) e cento altri più o meno elaborati, ma tutti studiati e sofferti.
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  3. I mostri. Quelli che realizzano cose incredibili in due possibili modi: o lavorandoci ogni giorno dell’anno o pagando qualcuno che lo faccia. Armature impressionanti, vestiti elaboratissimi con accessori pazzeschi. Sono quelli davanti a cui inchinarsi con ammirazione.
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  4. E infine quelli spiritosi, che hanno un’idea davvero divertente che sfruttano facendo sfoggio quindi più del loro ingegno che del loro costume. Ho visto un sacco di sims con i cristalli sulla testa, persone con scritte divertenti, un cowboy nel vero senso del termine…
    E per inciso, lo trovate Wally?

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Chiudiamo con qualche consiglio per le incoscienti che decidano di vestirsi con un cosplay senza esserne assolutamente preparate come ho fatto io.

Per un buon cosplay serve un’idea geniale, originale, qualcosa che non si veda in giro in mille copie. Come la coppia di Plants VS zombies, o l’arbre magique. Oppure un vestito vintage, a cui nessuno pensava più e che faccia sorridere appena visto. Sir Daniel Fortesque di MediEvil mi ha fatto felice, e non ripensavo alla Principessa Zaffiro da tanti tantissimi anni…

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E poi servono i dettagli, un buon costume di vede dai dettagli. Bisogna ricercare il colore giusto, l’accessorio perfetto, essere (come mi ha detto Carlo) precisa al pixel. Ma c’è un dettaglio che ha poca importanza, che si può anche ignorare. Le scarpe. Se non mettete i tacchi tutto l’anno, se in un negozio non guardate nemmeno la zona delle scarpe col tacco, c’è un motivo. E quel motivo non va a farsi benedire per due tre giorni all’anno. Non pensate il classico “beh, cosa vuoi che succeda per qualche ora, alla peggio mi faranno un po’ male i piedi”. No no no, non funziona così. Quando i piedi vi fanno male tutto il resto va a farsi benedire, e anche una volta tolte le maledette le vesciche continueranno a farvi soffrire per tutto il giorno. Quindi o siete davvero stoiche e siete pronte a far le prove nei mesi precedenti (magari seguendo una Stiletto academy con la Spora) o rinunciate al progetto e comprate delle scarpe basse. Tanto, chi vi guarderà i piedi in fin dei conti? O volete trovarvi come le signorine qui?

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Ma alla fin dei conti il cosplayer deve soffrire, è insito nella definizione. Quindi se decidete di vestirvi resta solo da scegliere quanto volete soffrire.

  • poco
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  • molto
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  • o moltissimo
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I tacchi elevano il livello di sofferenza di almeno due o tre tacche, credetemi. Se non avete 16 anni ( e dovere guidare per qualche buon centinaio di km nei giorni successivi) ascoltatemi, scegliete di soffrire di meno ed evitate i tacchi. Anche se, diciamocelo, mi stavano benissimo ;) Se proprio non ve la sentite di escluderli, almeno portatevi un paio di scarpe comode in borsetta per non rischiare di girare a piedi scalzi per tutta la fiera.

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Che altro dirvi? Se siete accompagnatori abbandonate con tranquillità i vostri protetti in qualche padiglione (meglio quello games dove ci sono centinaia di cose da fare) e andate a godervi Lucca che merita davvero una visita, magari mangiando una focaccia presa in panetteria. E se siete troppo stanchi sedetevi sulle mura, guardando le bellissime maschere che vi sfilano davanti. Oppure se non volete lasciare il padiglione Games rifugiatevi nell’area libri, che è tristemente vuota ma molto interessante con iniziative come dieci righe dai libri e commessi estremamente entusiasti. E approfittate per farvi autografare un libro o se siete fortunati anche farvi realizzare una caricatura. Insomma, divertiteti e non pensate alle vesciche, a quelle si pensa domani :)

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10 Responses to Le avventure di Penelope Gaia

  1. Susy says:

    wooow che resoconto….spettacolare…..ma…..ma…..i guanti, dove sono i guanti???? :)

  2. Sara says:

    sigh noi per spese impreviste abbiamo dovuto rinunciare..

    Per i tacchi hai completamente ragione! io sono andata con le scarpe da ginnastica e avevo male ai piedi pure con quello dopo aver girato tuuuuuuutto il lucca comics.. però niente vesciche almeno!

  3. Gaya says:

    I guanti li avevo ma in quella foto ero alla macchina a cambiarmi e li avevo già tolti! Ho un paio di foto con guanti nella memoria interna della macchina, devo trovare il cavetto suo.
    Comunque sconto ancora le vesciche…

  4. Sara says:

    per le vesciche buttati sui cerotti appositi ti salvano l’esistenza!
    io ne tengo addirittura qualcuno in borsa, ODIO le vesciche!

  5. Pina says:

    Certo che leggere un resoconto così dettagliato far venire voglia di andarci 😉
    È stato bello leggere…

  6. Kitchan says:

    Questo è uno dei migliori resoconti lucchesi che abbia mai letto (e questa è stata la mia 8a edizione di LC&G).
    E sì, cosplay è sinonimo di sofferenza da quando passi tutti i momenti liberi a cercare di capire come realizzare con della stoffa qualcosa che è stato pensato in pixel e quindi si comporta in maniera diversa, a cercare i materiali giusti, ad inventarti il cartamodello, a cucire-scucire-ricucire e decorare e a quando devi indossarlo e truccarti. Su quell’Ezio di Assassin’s Creed Revelations ho sofferto parecchio, ma ne è valsa la pena direi :)

  7. Dama Arwen says:

    :-)
    Sono l’amica di Kitchan che era allo stand con lei.
    Un resoconto davvero esemplare per una “niubba”. Ma l’anno prossimo torni, vero?
    Divertente e ironica.
    Forse aggiungerei solo una nota sui cosplayer. Se anche a te qualcuno ha gridato “Penelope!!! Fatti fare una foto!” significa che hai colto nel segno, che gli sforzi per preparare in costume son stati ripagati.
    Ma soprattutto che tu, per il breve tempo di “gioco” del LuccaC&G ti sei trasformata nella tua beniamina, hai ritrovato il tempo di sognare e ringiovanire il tuo animo!
    Lucca ti stanca e ti distrugge, ma guai a perdersela!

  8. Gaya says:

    Grazie ragazze! Kitchan sei troppo buona, mi sono divertita a mettere le mie impressioni da niubba, ma mi sono dimenticata un sacco di cose (tipo le lamentele per i bigietti+braccialetti da mostrare ogni volta e i malefici shuttle per i parcheggi che non arrivano mai). Assassin’s era spettacoloso, e direi che ne hai avuto la conferma dal numero di persone che lo fermavano!
    Dama Arwen che bello che sei passata di qui! Hai ragione, non ho spiegato la sensazione di soddisfazione quando fai sorridere le persone perchè gli hai riportato alla mente ricordi piacevoli del passato, e lo sguardo di una bimba che è saltata in braccio a Belle per una foto.

  9. daniela says:

    adorabili gli stivali bianchi

  10. keyword says:

    Another corporate gift giving idea is throwing a
    lunch or dinner party for all employees and their family.
    What kinds of communications between employees take place on a daily basis.
    The selected path will cover a wide range of topics, from the broader concepts of marketing
    communications mix to the more specific concepts of sales promotions and the consumer purchasing process.

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