TABABOM-ER’S

Sembra il rumore che fa qualcosa che cade, o forse una caramella che frizza, invece è l’acronimo del gruppo di paper piecer che sta realizzando il progetto dello Hobbit: There And Back Again Block Of the Month.

Siamo al secondo mese, e stavolta il blocco era davvero impegnativo.

Il primo mese è andato benissimo, con Gandalf che si avvicina alla casa di Bilbo. Questo è il mio, ma sul gruppo di flickr potete vederne molte versioni e controllare anche sulla pagina di Fandom in stitches quando vengono pubblicate le foto. E ovviamente scaricarvi il modello gratuito!
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Il secondo mese invece vede l’arrivo dei nani da Bilbo, ed eccoli appendere i loro mantelli variopinti all’attaccapanni. 14 mantelli: 13 a dimensione nano, e uno di Gandalf. Qui c’è la mia versione, e lo so, è pieno di errori e disgrazie ma l’averla scucita quattro o cinque volte non ha aiutato. Vedete forse degli errori anche nei colori oltre alle cuciture? Tipo i due mantelli gialli? Non è un’errore, è una scelta personale di rappresentare una storia poco conosciuta della saga del Signore degli Anelli. Molto poco conosciuta ;)

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La storia della nonnina di Bifur e Bofur.

La nonnina si dedicava a cucire vestiti per tutti i nipotini (si deve ricordare che i nani possono superare i 250 anni, quindi lo stuolo di nipotini era davvero considerevole) e instancabile rattoppava mantelli e calzoni. Ma la sua vera passione era il patchwork, nonostante non avesse mai molte occasioni per giocare con le stoffe colorate. Ogni volta che cercava di realizzare un pezzetto della sua coperta patchwork, qualcuno dei nipoti correva a chiederle un aiuto e doveva mettere tutto da parte nuovamente. Un giorno Bifur e Bofur vennero da lei come sempre di corsa, chiedendole di sistemare i loro mantelli per la partenza. “Sarà una grande avventura, attraverseremo i boschi, lotteremo e incontreremo un drago! E alla fine del cammino ci aspetta un immenso tesoro, ti porteremo un regalo ma devi aiutarci con i mantelli, sono tutti rovinati e non possiamo partire così.” disse Bofur. La nonnina annuì, guardando tristemente la pila di pezzetti di stoffa colorata che voleva cucire, e mentre poggiava il suo lavoro per l’ennesima volta sentì la voce di Bifur che si allontanava “Ci servono pronti per domani mattina presto, partiremo con le prime luci dell’alba. Ma tanto non avevi nulla da fare stasera, vero?”.
La nonnina si innervosì, “Nulla da fare? Pronto per l’alba di domani? Ora insegnerò io un po’ di buona educazione a quei ragazzi.” E così si mise a cucire, ma scambiò le stoffe dei cappucci, mettendo la stoffa giallo scura di Bifur sul mantello di un pallido giallo di Bofur e viceversa. Alla fine della serata era molto soddisfatta del suo lavoro, un suo piccolo pezzo di patchwork che avrebbe condiviso le grandi avvenute dei nipoti.
Piegò per bene i mantelli e infilò un biglietto nella tasca di Bofur, e poggiò l’involto fuori dalla porta dove i ragazzi sarebbero venuti a ritirarlo alla mattina. Soddisfatta, ormai a notte fonda, andò a dormire.
La mattina dopo, ma potremmo dire che era ancora notte, dato che all’orizzonte si distingueva appena un lieve lucore, i due nani infreddoliti si fermarono davanti alla casa. “Ecco i mantelli, ti dicevo che la nonnina li avrebbe preparati in tempo” esclamò Bofur. Alla pallida luce dell’alba li infilarono, si calcarono bene i cappucci per combattere l’umidità e si incamminarono. Dopo molte ore decisero di fermarsi per il pranzo, e scostandosi il cappuccio dal viso Bofur propose di stendere i mantelli al sole per approfittare del sole pomeridiano per asciugare la rugiada che vi si era depositata durante le ore di cammino. Ma appena stesi i mantelli si accorsero che qualcosa non tornava. I cappucci erano invertiti, e Bifur cominciò a battere i piedi per terra strappandosi i peli della barba.
“Accidenti! Ma come ha fatto a non accorgersene? Sembreremo degli accattoni combinati così! Nemmeno il mio servo più miserabile ha i vestiti rattoppati con colori diversi, tutti gli altri ci rideranno dietro!”
Bofur invece, accarezzandosi la barba, meditava, e passando una mano sulla stoffa del mantello sentì lo scricchiolio di un pezzo di carta nella tasca interna.
Miei cari nipoti” lesse “è notte fonda e ho appena finito i vostri mantelli. Forse ci sarà qualche errore nelle cuciture ma come ben sapete ormai sono anziana e a volte la mia vista non è più così buona. Ma l’udito è ancora ottimo, e ragiono altrettanto bene. Se troverete qualche difetto nei mantelli ricordatevi che è importante rispettare il lavoro e il tempo degli altri, anche quando questi sono dati per scontati. E se i mantelli vi sembrano strani pensate che in questo modo ognuno di voi porterà sempre con sé un pezzetto dell’altro, e spero che questo vi renderà più saggi. Vi aspetto al vostro ritorno, buon viaggio. Nonnina
E per tutta la loro fantastica avventura Bifur e Bofur portarono ognuno un pezzo del mantello dell’altro, e alle domande degli altri nani sul perché avessero mantelli così strani rispondevano che era per tenere sempre a mente l’importanza dell’umiltà.

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5 Responses to TABABOM-ER’S

  1. Federica says:

    questa favola è stupenda….solo guardando il tuo video del martedì ho scoperto che era tutta “farina del tuo sacco”….credevo fosse una di quelle favole che si tramandano di nonno in nipote….complimenti….merita di essere raccontata la sera prima di addormentarsi dai nonni. Un abbraccio

  2. Gaya says:

    Beh, dovevo pur giustificare i miei errori, così almeno l’ho fatto con un po’ di ironia ;)

  3. Mariarose says:

    Gaya – thank you for this piece of “fan-fiction” to go along with our fandom-in-stitching project. I look forward to working on your block of the month for the TABA project!

  4. graziana1940 says:

    Bella questa favola e molto istruttiva è per quelle persone che non rispettano gli altri dando tutto per scontato.L’umiltà e il rispetto sono delle cose fondamentali che tanti dovrebbero imparare.Grazie Gaya per averla raccontata.Un abbraccio.

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