100 sartine italiane

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Oggi come ieri, l’italia è piena di bravissime donne che con ago e filo riescono a creare le cose più incredibili. Manca pero’ un modo per riuscire a trovarle ed apprezzarle, tutte queste donne creative che sparse per il web mostrano i loro lavori e condividono le loro idee. E così ho pensato di lanciare un appello: se passate di qui lasciate il vostro link, facciamo un bel catalogo di donne che cuciono in italiano!

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Era il 17 settembre dell’anno scorso quando ho lanciato l’idea, e mi preme sottolineare che io non ho aggiunto nemmeno un link personalmente. Non sono andata in giro a controllare i vari blogroll per aggungerne i riferimenti sul mio sito, ho solo invitato tutti via facebook e sul mio blog a partecipare e ho ovviamente aiutato che me lo chiedeva, ma ogni persona ha scelto di esserci e ha aggiunto il suo riferimento.

Ed ora vi racconto perché sono così emozionata: ieri, 1 settembre, a meno di un anno di distanza, abbiamo raggiunto 100 iscritte che cuciono in italiano

Sono felicissima di aver raccolto così tanto entusiasmo, non ho visitato ogni singolo link ancora ma quelli che ho visto erano molto interessanti e trattavano un po’ di tutto. Vi ringrazio tutte e 100, ma anche chi non si è ancora aggiunto per timidezza (su, su, che aspetti!!) o chi non ha un blog o ne ha uno che non parla di cucito ma viene sempre a vedere, e ovviamente chi non ne sapeva nulla ma passa ora di qua.

Grazie, grazie! Continuate a pubblicizzarlo, potremmo “sfruttare” questa lista anche per dei giveaway o dei concorsi, restiamo in contatto e lavoriamo tutte insieme per continuare a portare avanti l’eccellenza italiana anche in questo campo.

E come simbolo, vorrei fare un regalo alla centesima, Moky del Gomitolo di Moky, che fa delle cose splendide con l’uncinetto (ahhh, il Jawa è meraviglioso!) ma ha cominciato a usare la macchina da cucire da poco più di un mese! Ha un bimbo piccolo ma non la ferma nulla, andate a vedere le sue creazioni. 

E continuate a cucire in italiano mie care :)

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La Sartina di Alfredo Catarsini, artista Licchese nato nel 1899 (foto dal sito LoSchermo.it)

Una giardino fiorito

Cosa fai quando una cara amica ti racconta che sta passando un brutto periodo? Ti preoccupi, ti scervelli per poter essere utile, e poi fai quello che alla fine sai fare meglio, cerchi di riportare un sorriso con un quilt.

La storia alla fine è tutta qui, ognuno cerca di fare il suo meglio, e a volte anche un sorriso strappato in un periodo buio puo’ essere una gran cosa. Quindi eccoci a pensare a un progetto adatto: deve essere rapido perché vogliamo cominci a far la sua magia e a creare sorrisi SUBITO, deve essere iper colorato, e dobbiamo essere in grado di crearlo insieme tra tante amiche che vogliono partecipare. Mi scervello, scarto progetti, pensiamo a un enorme girasole (e sulle nostre bacheche di Pinterest appaiono fiori gialli a non finire) poi la folgorazione. Un modello bello, allegro e felice che ho visto realizzato a Vicenza e che Viviana ha subito sgamato come un vecchio pattern australiano chiamato “Meg’s Garden”.

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Ce ne sono varie versioni online, persino monocromatiche (molto elegante ma non è certamente quello che vogliamo)

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E persino un pannello che ne ha copiato platealmente l’idea stampandola sulla flanella. 

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Del modello ci piacciono i fiori colorati, e del pannello il tronco un po’ più mosso, ma noi abbiamo fretta, e il top va completato in un pomeriggio, perché poi ci sono le ferie, molte vanno via e io ho bisogno di un po’ di giorni per quiltarlo prima di partire a mia volta per l’Austria. Quindi si usa la sizzix, compagna fedele di mille avventure.

E in un pomeriggio si stira fliselina a più non posso, si scelgono le stoffe più allegre e colorate e si taglia, taglia taglia. Poi tutto va stirato sul fondo, secondo una va fatto color nocciola come l’originale per far risaltare i colori, secondo altre bianca. Vince la maggioranza, si strappa la base e si dispongono i fiori. E poi stira, stira stira.

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Sposta quel fiore, non va lì! Non vedi che ce ne sono 2 rosa vicini! 

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Poi il tronco lo taglio io a mano libera (la fretta rende coraggiosi a volte!) e lo incolliamo con la colla spray in attesa della quiltatura. 

E sul fondo? Il nostro non avrà il bordo fiorito ma un alternarsi di quadrati bianchi e colorati, e un fondo netto non ci piace. Ci vanno dei bei cuori, perché il nostro albero mette radici nei cuori e nei pensieri d’affetto di tante amiche.

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Poi tante farfalle e coccinelle, come nel modello originale. E negli avanzi appare un ritaglio buffo, venuto per caso simile a un porcospino. Io lo voglio, un’altra lo getta sdegnosa definendolo ignobile sgorbietto. Lo ritroviamo dal pavimento, fuggito sotto un mobile.

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e di nascosto lo includo nel quilt finale.

Poi ci si saluta, chi va al mare, chi va all’estero. Ognuna con un pensiero per la nostra amica. Io invece mi porto via il top, e metto sotto anche mia mamma per fare il bordo.

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Sono soddisfatta, ho il top finito. Ho fatto lavorare tutte come matte ma è ora di riportarmelo a casa, insieme a un pile bianco preso per il suo retro perché vogliamo sia leggero e si possa usare subito.

Ora siamo io e te giardino fiorito. Anzi io, te, la mia macchina da cucire e mille metri di filo colorato per finire e trasformarti in un quilt. 

Ci vorranno svariati giorni, sudore, fili e due macchine da cucire in realtà per concludere il quilt. E lo vedrete (se non avete già visto l’ultimo mio video) nel prossimo post perché ve ne voglio ancora parlare e questo post sta diventando troppo lungo.

 

Gli usi della Big Shot… non finiscono mai!

Qualche giorno fa vi raccontavo degli stencil adesivi da usare per dipingere i tessuti, e ho pensato, perché non provare a farli con la carta adesiva e la mia amata Big Shot?

Visto che una volta tanto ero in compagnia ho anche filmato il tutto, e quindi eccovi il video per gli stencil adesivi made by sizzix.

Dopo qualche giorno sono stati stirati e lavati e la pittura acrilica Apa color ha tenuto molto bene mentre la Decoart si è un po’ sbiadita (era un vasetto molto vecchio pero’).
Fustelle utilizzate:
656639 Elegant Flourishes
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La storia di un elettrodomestico

I cosiddetti piccoli elettrodomestico sono ormai oggetti quasi usa e getta. Li trovi in quasi ogni negozio, sono presenti nei supermercati e hanno prezzi davvero contenuti. Se vuoi ad esempio un frullatore ne puoi comprare uno a meno di 10 euro, e ci sono 40 pagine di modelli da sfogliare. Nulla di più semplice che prenderlo e buttarlo quando un pezzo si rompe, o anche solo se ci siamo stufati di lui e non ci sembra servirci più. Ma una volta non era così, erano oggetti costosi, fatti con cura che dovevano durare una vita. Ma come mai tiro fuori questo argomento?

Qualche settimana fa, nel pieno della sperimentazione con l’essiccatore nuovo, ho fatto secche qualcosa come 15 teste d’aglio. Il perché avessi così tanto aglio in casa è quasi imbarazzante: per 4 o 5 volte al supermercato l’ho comprato credendo di non averne, e di conseguenza era ormai in atto un’invasione alla plants vs zombiesNewImage

Quindi ho spelato e tagliato aglio a sufficienza per  profumare tutta la casa (e le scale del condominio) come una bruschetta… e alla fine ho ottenuto un bel barattolo di fette di aglio.

Ma gli esperti dell’essiccazione consigliano di ottenere delle polveri da alimenti di questo genere, da poterle poi unire con più facilità alle varie ricette. E per farlo usano un macina caffè. Io il caffè nemmeno lo bevo, ma la cosa più logica sarebbe stato andare dai vari centri commerciali ad acquistare, appunto, un piccolo inutile elettrodomestico per 15€. E magari buttarlo tra qualche mese. Ma  non mi andava, e quindi ho accantonato le mie fettine secche in un barattolo in attesa di ispirazione.

E guarda un po’ i casi della vita, alla San Vincenzo parrocchiale dove faccio volontariato qualcuno ha proprio portato un vecchio macina caffè elettrico. Un oggetto orribile, sporco come solo una cosa che resta su uno scaffale della cucina per anni può essere, con una patina di unto polveroso a coprirlo completamente. Ma mi faceva tenerezza, e forte forse della strana casualità di trovare proprio l’oggetto che mi serviva ho lasciato un’offerta e me lo sono portata a casa. Il commento di Carlo è stato “buttalo, urla tetano da ogni poro, te ne compro uno nuovo!” ma mi sono intestardita e ho piantato i piedi. Il mio macina caffè restava.

Sospirando e vendendomi così determinata (e dopo aver visto che si accendeva) allora ha preso un cacciavite e si è impegnato a smontarmelo tutto per pulirlo. E mentre lo smontava, io ho fatto un po’ di ricerche online incuriosita dalla marca LESA che riportava il coperchio.

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E ho scoperto che il mio piccolo macina caffè STOR ha fatto parte della storia industriale italiana.

La Lesa nasce a Milano nel 1929 e in pochi anni si sposta in uno stabilimento più grande per arrivare negli anni 50 a dare lavoro a 800 dipendenti. Producono giradischi di alta qualità, e successivamente piccoli elettrodomestici, e gli stabilimenti si moltiplicano. Forse su uno di quei cavalletti un disegnatore sta abbozzando proprio il mio piccolo Stor…

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Le piccole radioline a transistor che venivano dal Giappone avevano anch’essi componenti LESA, il motore delle macchine da cucire Necchi era prodotto da loro ed erano imbattibili nel campo dei giradischi. Questa pubblicità nel 1961 (foto ebay) vi riporta indietro negli anni a un momento in cui non si usciva di casa senza avere i capelli cotonati e perfetti, e si pensava un bel po’ prima di comprare un “piccolo elettrodomestico”.

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 Ma il mio piccolo macinacaffè? Nemmeno ne trovo una foto online, c’è solo un frullatore in vendita su ebay che ha una struttura simile ma è stato tenuto con poco amore e non ha più il coperchio oltre ad aver il cavo elettrico tagliato.

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Ma su wikipedia fanno menzione del mio STOR

La linea di produzione includeva inoltre le lucidatrici LESALU’ e LESADY, l’aspirapolvere LESASPIR, i frullatori TRIME e STOR, gli asciugacapelli serie ASCA, macinacaffe’, tritacarne, ventilatori ed i primi robot da cucina LESAMAK.

 

Ma il progresso troppo veloce e concorrenza straniera divenne insopportabile, e nel 1972 la Lesa venne dichiarata fallita. Restò parzialmente operativa sotto altri marchi fino a 1984, quando svanì completamene.

E il mio piccolino? Carlo lo ha smontato con amore, sempre più appassionato alla sua storia man mano che la cercavo in internet, e colpito dalla cura con cui era stato costruito per durare. L’abbiamo pulito con attenzione, rimontato e abbiamo deciso che il suo cavo elettrico, per quanto ingiallito e fuori norma, non va assolutamente cambiato fin quando resta funzionante.

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Oggi l’ho riempito di pezzi di aglio, perché credo che il mio piccolo Stor non voglia ancora finire su un ripiano come un pezzo storico. Da quanto era sporco quando l’ho preso posso immaginare sia stato a lungo inutilizzato su un ripiano e ora scalpita per ricominciare a macinare cose. E se non è caffè ma aglio secco poco importa, l’importante è dimostrare che lui, nato prima del 1972, ha ancora le stesse potenzialità dei nuovi elettrodomestici con gli occhi a mandorla.

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Risultato ottenuto con successo.

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Quindi se qualcuno passa qui per caso, cercando informazioni sulla storia industriale italiana, sulla marca Lesa o sul macinacaffè (e frullatore) STOR puo’ rassicurarsi. Uno dei piccoli STOR, ora polverizza cibo a casa mia, anche se ha più anni della sottoscritta. E lo fa perfettamente.

Metti un pomeriggio con le amiche

Un pomeriggio estivo frivolo da liceali: provarsi i vestiti girando in reggiseno per casa e commentando su come stiano,

farsi rispettivamente le unghie (qui con lo Shellac in un impronunciabile colore Hotski Tchotchke)

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e dipingere le magliette con le ranocchie e le fatine, il tutto condito da un mega vassoio di pastine.

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Un frivolo pomeriggio da liceali con le amiche più care, da tenere sempre nella scatola dei ricordi.

E se siete curiose: lo shellac in effetti è durato ben oltre i 14gg ma la ricrescita a quel punto era inguardabile. In compenso a me ha rovinato tantissimo le unghie togliendolo, mentre le due abituè lo usano da tempo senza danni. Io torno al mio smalto standard ma devo ammettere che è estremamente comodo per chi fa lavori con le mani (ci sono andata in kayak e ha retto all grande).

Gli stencils sono della ditta Ki-sign, presi a Vicenza ad Abilmente. Sono adesivi e funzionano molto bene, ma già mi son sognata di farli con la sizzix e va alla grande. Ho girato un video, stay tuned. I colori in compenso sono ottimi, io ho usato degli apa color acrilici che reggono il lavaggio alla grande ma sono molto più rigidi, questi sono della DecoArt e la finitura è molto migliore.