Vespe domenicali

Una domenica alternativa, impegnati a eliminare un nido di vespe che avevano scelto il lato della cappella come albergo.

IMG_6299.jpg

Avrei voluto toglierlo senza danneggiare gli inquilini ma la posizione e il periodo lo rendeva impossibile. Una nostra amica apicoltrice ci ha prestato la sua attrezzatura (forse un ninin troppo grande per me!)

IMG_6295.jpg IMG_6294.jpg

Ma perché lo faccio? (con precisazioni!!)

Qualche giorno fa ho ricevuto un’email su facebook che mi ha fatto pensare molto. L’email era all’inizio simile a tante altre che mi arrivano, piene di gentilissimi complimenti e domande a cui cerco di dare risposte esaurienti (salvo quando mi si chiede di corsi in varie zone d’Italia a me ignote). Cerco sempre di rispondere subito (altrimenti poi mi dimentico di farlo) ma questa è rimasta nella cartella della posta per una settimana per via dell’ultima frase, che faceva così: in genere chi fa tutorials o si rende visibile in web, lo fa per un profitto, tipo promuovere la propria attività/negozio, libri o altro, ma tu… perché ti rendi così disponibile ad elargire consigli? Generosità, passione o cos’altro?

Sono sul web con il mio blog dal 2005 e non me l’ero mai chiesto, lo facevo e basta. Prima con le foto e i consigli su dove scaricare modelli, poi con qualche tutorial fotografico… quest’anno con i video e infine con i modelli che distribuisco gratuitamente anche tramite il mio amato fandom in stitches.

ma perché lo faccio?

Non mi sento una sammaritana nè una persona particolarmente generosa o altro. Lo faccio perché posso farlo immagino. Nei primi anni perché conoscere bene l’inglese e trafficare sempre sul web mi dava la possibilità di raccogliere materiale interessante da riproporre alle persone. Poi perché io ho avuto la fortuna di avere qualcuno in casa che mi insegnasse a cucire, e mi sembrava bello poterlo trasmettere. E ora con i video e i modelli perché mi dà una gran gioia ricevere da qualcuno un’email o un commento in cui mi dicono di esser riuscite a cucire qualcosa grazie a me. In Italia forse è ancora poco diffuso, ma nel web in lingua inglese sono infinite le risorse gratuite di qualsiasi tema e argomento. Chi scrive tutorial, chi risponde alle domande a carattere fiscale, chi scrive i sottotiltoli dei film in modo da poterli seguire in anteprima. C’è un mondo di piccola generosità se la volete chiamare così, e farne parte mi rende felice. No, non è nemmeno il fatto che mi senta orgogliosa di farne parte, mi sembra doveroso contribuire anche io. Ho delle conoscenze, delle possibilità e voglio condividerle. Lo faccio perché è così che trovo sia giusto fare. E perché questo blog mi ha permesso di fare tante amicizie e conoscere persone splendide che non avrei potuto incontrare altrimenti. Amelia, Federica, Carol, Nicoletta, Anna, Sonora, Duna, Rita, Valentina, Mary, Kiakin, Elisa, Bianca, Cristina, Franca, Michaela, Elena, Jennifer, Aalia. E la lista non si conclude qui, queste sono solo alcune che mi sono venute in mente ora ma ne sto dimenticando mille altre (a cui chiedo subito scusa)! Sono tutte amicizie speciali avute grazie a questo spazio sul web.

I conti a fine mese li ho pure io, non credete, e salterei di gioia se un negozio mi offrisse un contratto o volesse vendere i miei modelli, figuriamoci. L’idea di lavorare nel campo lo accarezzo, non lo nego. Ma non faccio questo nella speranza che serva a guadagnarci, se fosse così dopo 7 anni sarei come minimo frustrata e depressa. Lo faccio e basta.

Ma come si diceva i conti ci sono, e in questo periodo sono pesanti per tutti. Quindi dopo aver letto quel messaggio ho cercato qua e là come ricavare qualcosa per pagare le spese del blog (yes, non è un blog gratuito questo ma viene gestito da un provider a pagamento. In caso contrario non reggerebbe al traffico che create tutte voi passando qui!). Con google adsense ho avuto un brutto rapporto, quindi proviamo con amazon.

Funziona così: a volte in fondo ai miei post (o sul lato del blog) ci saranno delle pubblicità di prodotti scelti da me oppure generiche di amazon come quella qui sotto. Se volete fare un acquisto su amazon.it di qualsiasi cosa (non solo l’oggetto che indico io) e ci arrivate tramite il mio sito cliccando sulla pubblicità io “guadagnerò” qualcosina da loro. E voi non spenderete nulla di più.

Se poi volete su craftsy ci sono in vendita alcuni miei modelli, si paga con paypal e vi arrivano dritti nella casella di posta senza spese di spedizione.

Oppure ci sono le donazioni via paypal, che mi sembrano davvero sfacciate (!) e non mi decido mai a inserire.

Ma se non potete o volete non ci sono problemi (i conti, come dicevamo, ci sono per tutti!) e sarò felice anche se mi mandate una foto di quello che realizzate con i miei modelli e tutrial (ora ho anche una pagina di flickr apposita!) o continuate a scrivere commenti o anche solo a pensarmi.

In fin dei conti, lo faccio per quello :)

AGGIORNAMENTO
Ho ricevuto un sacco di commenti, email e persino sms deliziosi da chi ha letto questo post e voglio in primo luogo ringraziarvi tutte per l’affetto, ma devo fare una precisazione dopo aver letto le vostre risposte. La mia non è assolutamente una critica al messaggio che riportavo all’inizio (di una ragazza molto carina che mi scrive via facebook). Il suo non era un intento di criticarmi o sminuire in alcun modo il “lavoro” gratuito che io faccio. Era semplicemente curiosa di sapere se io avessi in realtà qualche attività commerciale come capita nella maggior parte dei casi di chi fa tutorial in rete. Il suo messaggio mi è stato utile per fare un ragionamento e se volete un punto della situazione, e per questo la ringrazio. E non vi preoccupate, un altro tutorial è in fase di lavorazione ;)

Le avventure di Penelope Gaia

A settembre è fatta: si va a Lucca, ormai è deciso. Solo io e il mio nipotino più grande, che chiamare con un diminutivo è ormai anacronistico considerando che va alle superiori ed è più alto di me. Lo ammetto, non sapevo a cosa andassi incontro. Cioè, capitemi, ho viaggiato, sono stata in posti abbastanza allucinanti, ho visitato fiere di ogni tipo e dimensione, non mi sono minimamente preoccupata di una “banale” fiera del fumetto situata tra l’altro in una splendida cittadina medioevale in Toscana. Figuriamoci.

E qui sta il mio errore, ho sottovalutato la fiera del fumetto.

E quindi, in chiave semi seria, ecco la mia guida a cosa vai incontro andando a Lucca comics, banale e scontata per chi ci va abitualmente. Ma se servirà anche solo a salvare i piedi di qualche avventato visitatore dalle vesciche, ne sarà valsa la pena. E per una guida più “seria” comprate da Shockdom “Guida alla fiera del fumetto” (che io ho autografata!).

201111050720.jpg

Ci sono due cose principali da preparare in ampio anticipo: la prenotazione alberghiera e il cosplay. Lucca è bella, bellissima, ma diciamocelo, è formato mignon. Quindi la caccia alla prenotazione selvaggia comincia con un anno di anticipo. No, non sto scherzando, sul sito ufficiale di facebook per Lucca comics già fioccano le richieste di conferma delle date del 2012 in modo da prenotare l’albergo. Io non ne sapevo nulla, e bella tranquilla mi sono ritrovata a cercare su booking.com una sistemazione i primi di settembre, considerandomi particolarmente furba a farlo con quasi due mesi di anticipo.

Sventura, sciagura!!

Dopo ricerche affannose mi sono ritrovata a prenotare per disperazione in un mega albergo alle porte di Pisa, ripromettendomi di cercare con più cura nei giorni successivi e ovviamente fallendo nei tentativi e capitolando miseramente. L’albergo tra l’altro era a circa 40km da Lucca (si, Lucca e Pisa sono vicine, ma dipende da che LATO di Pisa vuoi raggiungere, e poi l’autostrada fa giri allucinanti) ma nonostante questo al tavolo della colazione tutti discutevano di cosplay e fumetti, risollevandomi il morale (per il vecchio vecchissimo detto “Mal comune, mezzo gaudio”). Quindi, prima perla di saggezza: se pensi di andarci, prenota ORA.

Tanto su booking.com potete disdire la prenotazione anche negli ultimi giorni, quindi 1-4 novembre 2012, correte a prenotare.

Che giorni andare? Anche qui, incoscienza totale. Io ho prenotato un po’ a caso, ovviamente dipende dai vostri impegni lavorativi ma sabato e domenica c’è la gara di cosplay e merita davvero essere presenti almeno uno dei due giorni. In quelle due serate ci sono i concerti più interessanti, ma se cercate fumetti particolarmente difficili meglio esserci per l’apertura prima che scompaiano (non ho avuto la tazza di Shockdom, sigh). Girare agghindata da Sailor moon in giorni lavorativi, mentre la gente va in ufficio o compra il pane può poi essere lievemente imbarazzante (non se hai 16 anni, come mi ha fatto notare mio nipote, argh),

Poi ci sono le categorie di visitatori:

  • i fumettari esaltati. Che cerchino l’ultimo numero di un manga ultra moderno o una copia di tex willer degli anni cinquanta, sono fatti dello stesso stampo. Si muovono tra gli stand seguendo una mappa mentale precisissima inseguendo l’elusivo numero 12 o 120. Per poi leggerlo mentre sono in coda o aspettano qualcuno.
    PA300237.JPG
  • i cosplayer, una categoria variegata e affascinante, di cui parlerò in dettaglio più avanti.
  • gli accompagnatori. Creature innocenti che si trovano travolte in una spirale di fumetti e fumettari senza quasi rendersene conto. Arrivano alla fiera con i figli/nipoti/amici credendo di poter passare una normale giornata, e si ritrovano ad allungare il collo nella speranza di riuscire a ritrovare il loro “protetto” temporaneamente perduto in un padiglione sovra affollato, a tenergli il posto in fila mentre scompaiono per missioni fumettistiche, a boccheggiare in padiglioni con 50°…

COSPLAY

E questo è il capitolo più interessante. Lo ammetto, salvo conoscerne l’esistenza, non sapevo altro. E quindi vi descrivo la mia innocente e sbigottita esperienza. I Cosplayer si dividono in 4 gruppi:

  1. Quelli che lo comprano. Categoria vituperata, acquistano i costumi online e li mettono orgogliosamente alle fiere. Poco originali, si salvano solo se in gruppo (il gruppo guadagna sempre punti rispetto ai singoli)

    PA290143.JPG  

  2. La massa, che si costruisce i vestiti in casa in maniera più o meno elaborata e costosa, mettendoci impegno (loro, della mamma o della sarta ovviamente). Qui rientriamo anche noi, ma anche una meravigliosa Belle (fatta a mano da lei e assediata dai fotografi), un Asassin’s creed (su cui credo abbia sofferto la mia amica Chiara per la realizzazione) e cento altri più o meno elaborati, ma tutti studiati e sofferti.
    PA290162.JPGPA310417.JPGPA310521.JPG
  3. I mostri. Quelli che realizzano cose incredibili in due possibili modi: o lavorandoci ogni giorno dell’anno o pagando qualcuno che lo faccia. Armature impressionanti, vestiti elaboratissimi con accessori pazzeschi. Sono quelli davanti a cui inchinarsi con ammirazione.
    PA300361.JPGPA300329.JPG PA290213.JPG
  4. E infine quelli spiritosi, che hanno un’idea davvero divertente che sfruttano facendo sfoggio quindi più del loro ingegno che del loro costume. Ho visto un sacco di sims con i cristalli sulla testa, persone con scritte divertenti, un cowboy nel vero senso del termine…
    E per inciso, lo trovate Wally?

PA290142.JPGPA310458.JPG  PA290167.JPG iMovie-1.jpg

Chiudiamo con qualche consiglio per le incoscienti che decidano di vestirsi con un cosplay senza esserne assolutamente preparate come ho fatto io.

Per un buon cosplay serve un’idea geniale, originale, qualcosa che non si veda in giro in mille copie. Come la coppia di Plants VS zombies, o l’arbre magique. Oppure un vestito vintage, a cui nessuno pensava più e che faccia sorridere appena visto. Sir Daniel Fortesque di MediEvil mi ha fatto felice, e non ripensavo alla Principessa Zaffiro da tanti tantissimi anni…

.PA290195.JPG PA290201.JPG

PA290062.JPG PA310394.JPG

E poi servono i dettagli, un buon costume di vede dai dettagli. Bisogna ricercare il colore giusto, l’accessorio perfetto, essere (come mi ha detto Carlo) precisa al pixel. Ma c’è un dettaglio che ha poca importanza, che si può anche ignorare. Le scarpe. Se non mettete i tacchi tutto l’anno, se in un negozio non guardate nemmeno la zona delle scarpe col tacco, c’è un motivo. E quel motivo non va a farsi benedire per due tre giorni all’anno. Non pensate il classico “beh, cosa vuoi che succeda per qualche ora, alla peggio mi faranno un po’ male i piedi”. No no no, non funziona così. Quando i piedi vi fanno male tutto il resto va a farsi benedire, e anche una volta tolte le maledette le vesciche continueranno a farvi soffrire per tutto il giorno. Quindi o siete davvero stoiche e siete pronte a far le prove nei mesi precedenti (magari seguendo una Stiletto academy con la Spora) o rinunciate al progetto e comprate delle scarpe basse. Tanto, chi vi guarderà i piedi in fin dei conti? O volete trovarvi come le signorine qui?

B0A24BD0-EDAF-449E-B91D-75EFBF8567A5.jpg PA310527.JPG

Ma alla fin dei conti il cosplayer deve soffrire, è insito nella definizione. Quindi se decidete di vestirvi resta solo da scegliere quanto volete soffrire.

  • poco
    PA300272.JPG PA290173.JPG
  • molto
    PA310396.JPG PA300222.JPG
  • o moltissimo
    PA300247.JPG PA300303.JPG

I tacchi elevano il livello di sofferenza di almeno due o tre tacche, credetemi. Se non avete 16 anni ( e dovere guidare per qualche buon centinaio di km nei giorni successivi) ascoltatemi, scegliete di soffrire di meno ed evitate i tacchi. Anche se, diciamocelo, mi stavano benissimo ;) Se proprio non ve la sentite di escluderli, almeno portatevi un paio di scarpe comode in borsetta per non rischiare di girare a piedi scalzi per tutta la fiera.

201111072206.jpg Perils of Penelope Pitstop 01 Jungle Jeopardy chunk 1 - YouTube.jpg

Che altro dirvi? Se siete accompagnatori abbandonate con tranquillità i vostri protetti in qualche padiglione (meglio quello games dove ci sono centinaia di cose da fare) e andate a godervi Lucca che merita davvero una visita, magari mangiando una focaccia presa in panetteria. E se siete troppo stanchi sedetevi sulle mura, guardando le bellissime maschere che vi sfilano davanti. Oppure se non volete lasciare il padiglione Games rifugiatevi nell’area libri, che è tristemente vuota ma molto interessante con iniziative come dieci righe dai libri e commessi estremamente entusiasti. E approfittate per farvi autografare un libro o se siete fortunati anche farvi realizzare una caricatura. Insomma, divertiteti e non pensate alle vesciche, a quelle si pensa domani :)

Angry birds: l’useletto blu

Una domanda sconvolge le masse… ma l’useletto blu di angry birds COSA ha fatto per meritarsi quelle borse sotto gli occhi? Ha le occhiaie perché fa le ore piccole con quello verde con il becco che mi sembra tipo da discoteca? Oppure ha in realtà una nidiata di pulii blu (che si moltiplicano per tre ad ogni piè sospinto) e non lo lasciano dormire la notte?

Mah….

In rete la mania raggiunge livelli assurdi: Possiamo comprarci le cose più strane, tutte con gli occhi (e le occhiaie) dell’useletto. Che sia l’inizio di un’era in cui le occhiaie si sdoganano e potremo mostrarle con orgoglio????
201109290832.jpg201109290832.jpg  201110040853.jpg201110040853.jpg

Quindi, in onore delle vituperate occhiaie, amiche fedeli che ci salutano dallo specchio ogni mattina, cuciamo anche noi un angry bird blu, e portiamolo in giro con orgoglio!

PA040002.jpg
angry blue.jpg

Prossima settimana arriva quello giallo cattivo che sembra una piccola piramide! :)

NB: aggiornato il modello!